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	<title>Civitanova Marche &#124; Turismo, Bandiera Blu, Spiaggie, Eventi Culturali, Ricettività e Tradizioni &#187; Scoprire il Territorio</title>
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	<description>Portale del turismo di Civitanova Marche</description>
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		<title>Palazzo Sforza</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 11:49:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Palazzo Sforza si caratterizza per la sua imponenza e per lo stile architettonico tardo neoclassico, con alternanza a motivi rinascimentali tendente a garantirne plasticità ad effetto nell&#8217;attuale tessuto urbanistico. La sua costruzione avviene nel 1862 per divenire Sede Comunale nel 1920, dopo aver ospitato le maestranze di un pastificio a vapore agli inizi del Novecento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Palazzo Sforza si caratterizza per la sua imponenza e per lo stile architettonico tardo neoclassico, con alternanza a motivi rinascimentali tendente a garantirne plasticità ad effetto nell&#8217;attuale tessuto urbanistico. La sua costruzione avviene nel 1862 per divenire Sede Comunale nel 1920, dopo aver ospitato le maestranze di un pastificio a vapore agli inizi del Novecento. L&#8217;architettura di Palazzo Sforza risponde all&#8217;eclettismo ottocentesco essendo la rappresentazione figurativa dell&#8217;unione di stili neoclassici a quelli rinascimentali, caratterizzazione tipica riscontrata in altre costruzioni marchigiane appartenenti alla seconda metà dell&#8217;Ottocento. Infatti, sorge sull&#8217;area della storica fortezza quattrocentesca costruita vicino al mare interamente in mattoni.</p>
<p>Nella nota redatta in occasione dei restauri, si fa un breve cenno alla tecnica costruttiva utilizzata per la realizzazione delle finte persiane semicircolari in cotto consentendone una visualizzazione delle novantotto semicolonnine, nove cornucopie a stampo sempre realizzate in terracotta, undici maschere impreziosite da un cesto di fiori in capo, dieci elementi raffiguranti un volto contornato da fogliame e per finire, venticinque capitelli che ornano il palazzo. La tecnica costruttiva di Palazzo Sforza è riassumibile nella struttura in mattoni come &#8220;ossatura&#8221; di una rappresentazione architettonica che oltre ad introdurre una distinzione tra elementi strutturali e parti rappresentate testimonia la qualità del risultato ottenuto, anche dal punto di vista della percezione e della tecnologia. In sintesi,sono osservabili due livelli di simulazione, quello del materiale e quello della struttura attraverso il duplice modo per la messa in opera dello stesso materiale. Completato dopo dieci anni di lavori, nel giugno del 1999 è stato inaugurato come Sede Comunale.</p>
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		<title>Civitanova Porto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 11:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La città]]></category>

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		<description><![CDATA[È formata da due città distinte, ma nello stesso tempo legate: il centro in collina e il Porto. Il centro costiero sorto intorno alla Fortezza e sui resti della romana Cluana vanta il poderoso Palazzo Cesarini  Sforza, oggi sede Civica, eretto nel 1862 su una primitiva costruzione del sec. XIV. Davanti al palazzo si apre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È formata da due città distinte, ma nello stesso tempo legate: il centro in collina e il Porto. Il centro costiero sorto intorno alla Fortezza e sui resti della romana Cluana vanta il poderoso Palazzo Cesarini  Sforza, oggi sede Civica, eretto nel 1862 su una primitiva costruzione del sec. XIV. Davanti al palazzo si apre piazza XX Settembre già  Largo Scalo che cambiò nome nel 1891 per ricordare la presa di Porta Pia.</p>
<p>Al termine della stessa i giardini pubblici e all’interno di questi la fontana che in origine abbelliva la piazza principale. Sul lato destro la chiesa di S. Pietro, progettata dall’architetto Giovanni Montini di Macerata, terminata nel 1853. Oltre i giardini le palazzine del Lido Cluana in stile liberty, così come la pescheria da poco restaurata. Lungo il viale Vittorio Veneto la Casa del Balilla su progetto redatto nel 1933 dall’architetto Adalberto Libera, uno dei massimi esponenti del razionalismo italiano, pioniere dell’architettura moderna. Alla fine del lungomare sud il monumento ai caduti, inaugurato nel 1970, opera dello scultore torinese Giovanni Masoero. Sulla collina di San  Marone la chiesa di impianto romanico, eretta sul luogo del martirio del Santo Patrono, primo martire del Piceno. Pesantemente restaurata dall’architetto Giuseppe Sacconi nel 1896, la chiesa di San Marone si salvò miracolosamente dai bombardamenti dell’ultima guerra. I rinvenimenti archeologici in questa zona attestano sia la presenza di un insediamento romano che il perdurare del culto di San Marone, ma anche l’esistenza di una “Pieve” ed ancor prima di una “Memoria”.</p>
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		<title>PORTI APERTI &#8211; ANDIAMO IN PORTO</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 07:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>berdini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari in città]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2010 porta con sè una nuova opportunità. Undici straodinarie località marinare della Regione Marche si animano in vari momenti dell&#8217;anno per trasmettere le proprie ricchezze, tradizioni e storie narrate dai loro protagonisti: i pescatori.&#8221;Porti Aperti&#8221;, nel senso di anadare per Porti e per Approdi diventa così un modo piacevole per appassionarsi al mare, conoscere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2010 porta con sè una nuova opportunità. Undici straodinarie località marinare della Regione Marche si animano in vari momenti dell&#8217;anno per trasmettere le proprie ricchezze, tradizioni e storie narrate dai loro protagonisti: i pescatori.&#8221;Porti Aperti&#8221;, nel senso di anadare per Porti e per Approdi diventa così un modo piacevole per appassionarsi al mare, conoscere e scoprire le Marche e soddisfare curiosità gastronomiche legate al mare nostrum e ai suoi ritmi naturali, alla pesca e ai suoi prodotti. Un percorso di conoscenza che, partendo dal prodotto ittico nostrano-varietà organolettiche, stagionalità e salubrità-offre al pubblico l&#8217;occasione di vivere l&#8217;arte della pesca tra passato e modernità e la bellezza di un territorio unico come quello marchigiano.</p>
<p>Il Comune di Civitanova per questo evento ha organizzato nei giorni 2-9-16-23 Luglio delle visite guidate alla capitaneria, al porto che prevedono la salita a bordo di un peschereccio. al mercato ittico per poi concludere in uno stibilimento balneare con una degustazione di pesce.</p>
<p>Gli stabilimenti balneari che ospiteranno i partecipanti alle visite sono:</p>
<p>Il 2 Luglio Raphael Beach &#8211; il 9 Luglio La Contessa- il 16 Gigetta &#8211; il 23 Capolinea - e il 27 Luglio presso il Porto una simpaticissima festa a conclusione della manifestazione.</p>
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		<title>Natura e Storia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 17:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari fuori città]]></category>

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		<description><![CDATA[ARQUATA DEL TRONTO / ASCOLI PICENO Arquata del Tronto. A Valle Camantina nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini si può godere di un panorama eccezionale e si può respirare a pieni polmoni aria pulita e gustare le cento specialità gastronomiche tipiche di questa zona tra le quali vanno segnalati i piatti a base di trote. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ARQUATA DEL TRONTO / ASCOLI PICENO</strong></p>
<p><strong>Arquata del Tronto.</strong><br />
A Valle Camantina nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini si può godere di un panorama eccezionale e si può respirare a pieni polmoni aria pulita e gustare le cento specialità gastronomiche tipiche di questa zona tra le quali vanno segnalati i piatti a base di trote. Tra faggi , aceri e tassi secolari il percorso che consigliamo, arriva fino alla Rocca Medioevale di Arquata. La visita naturalistica avrà termine alla Casa del Parco dove verrà distribuito materiale illustrativo e proiettato un filmato documentario del Parco Nazionale.<span id="more-268"></span></p>
<p><strong>Ascoli Piceno.</strong><br />
E’ città di indiscutibile bellezza. Suggestivi scorci, palazzi, ricchi musei e la celebre piazza del Popolo, elegante salotto cittadino, meritano certamente una visita accurata. Il cuore dell’abitato è rimasto intatto e segue l’impianto tipico romanici e medioevali. Ascoli Piceno è ricca di torri possenti , ne contava duecento, di eleganti palazzi rinascimentali e di chiese. Segnaliamo il Duomo medioevale dedicato a S. Emidio, martire cristiano e patrono della Città, che custodisce un grande polittico di Carlo Crivelli, il Battistero ottagonale del XII secolo, il Palazzo Comunale, con la bella facciata barocca, dove è ordinata la Pinacoteca Civica con opere del Crivelli, e Alemanno, di Cola dell’Amatrice e Simone De Magistris, poi il Palazzo vescovile che ospita il ricco Museo diocesano. Oltre il Museo Archeologico statale che accoglie resti preistorici e romani, consigliamo una visita alla Galleria d’Arte contemporanea, al Museo di Storia naturale “ Antonio Orsini”, ma anche alle tante e belle chiese tra cui quella romanica dei Santi Vincenzo e Anastasio, S. Pietro Martire, S. Vittore, S. Francesco e S. Emidio alle Grotte. Piazza del Popolo, con i portici e i palazzi rinascimentali, è un ambiente raccolto e unico dove si staglia il severo Palazzo dei Capitani sede del Comune.<br />
Su questa scenografia urbana ha luogo una rievocazione storica di grande suggestione: la Quintana. Questa è la tipica giostra rinascimentale legata alla festa del patrono S. Emidio, che si corre ogni anno la prima domenica di agosto.</p>
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		<title>La città del Rinascimento</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[URBINO / URBANIA / SANT’ANGELO IN VADO E ACQUALAGNA Urbino. E’ la Città delle Marche più nota al mondo. Sede dell’Università fondata nel 1506. Suggestiva e pittoresca cittadina con Federico II da Montefeltro conobbe nel XV secolo uno splendore unico, diventando polo culturale della civiltà occidentale. Grandi artisti e letterati lavorano qui: da Laurana a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>URBINO / URBANIA / SANT’ANGELO IN VADO E ACQUALAGNA</strong></p>
<p><strong>Urbino.</strong><br />
E’ la Città delle Marche più nota al mondo. Sede dell’Università fondata nel 1506. Suggestiva e pittoresca cittadina con Federico II da Montefeltro conobbe nel XV secolo uno splendore unico, diventando polo culturale della civiltà occidentale. Grandi artisti e letterati lavorano qui: da Laurana a Francesco di Giorgio Martini, da Paolo uccello a Piero della Francesca. Si possono ammirare: il Duomo riedificato dal Valadier tra il XVIII e il XIX, il Museo Albani, il Palazzo Ducale capolavoro dell’arte rinascimentale sede della Galleria Nazionale delle Marche e la famosa facciata detta dei “Torricini”del Laurana. Non si deve mancare di visitare la casa di Raffaello Sanzio, l’orto Botanico e il quartiere ebreo. Nelle vicinanze di Urbino la chiesa di San Bernardino attribuita a Francesco di Giorgio Martini, dove sono sepolti Federico e Giudobaldo da Montefeltro e il Colle dei Cappuccini che richiama alla mente la Poesia di Giovanni Pascoli “l’aquilone”. Da ricordare che la terza domenica di agosto si celebra la famosa rievocazione storica denominata “ Festa del Duca”.<span id="more-266"></span></p>
<p><strong>Urbania.</strong><br />
Il nome di Urbania, l’antica Castel Durante, deriva da papa urbano VIII che nel 1636 la elevò a Diocesi. La città rivendica di aver dato i natali a Donato Bramante. È famosa per la lavorazione delle maioliche e per questo consigliamo la visita al Museo della Ceramica. Vanno visitati il Palazzo Ducale, la Cattedrale con la Crocifissione di Pietro da Rimini del 1320, il Palazzo Vescovile e poco distante dal centro l’abbazia di S.Cristoforo del Ponte.</p>
<p><strong>Sant’angelo In Vado e Acqualagna.</strong><br />
meritano una sosta e si può ben dire che sono il regno del tartufo bianco e nero. Ad Acqualagna si può visitare l’abbazia  di S.Vincenzo al Furlo, fondata nel XVI sec., che conserva affreschi di scuola marchigiana.</p>
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		<title>Cultura e Fede</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RECANATI / OSIMO / CASTELFIDARDO / LORETO Recanati. Su un alto colle, tra le valli del Potenza e del Musone, si eleva Recanati. Il panorama è vastissimo e tra i più belli delle Marche. La città di Recanati ha avuto momenti importanti nell’alto Medioevo e nei secoli successivi. Il Comune sorse nel XII secolo. Ricca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>RECANATI / OSIMO / CASTELFIDARDO / LORETO</strong></p>
<p><strong>Recanati.</strong><br />
Su un alto colle, tra le valli del Potenza e del Musone, si eleva Recanati. Il panorama è vastissimo e tra i più belli delle Marche. La città di Recanati ha avuto momenti importanti nell’alto Medioevo e nei secoli successivi.<br />
Il Comune sorse nel XII secolo. Ricca di memorie leopardiane, vive nel culto del Poeta e del grande tenore Beniamino Gigli. Visitando la città si ritrovano le atmosfere particolari dei luoghi cantati dal Poeta: il colle dell’Infinito, la piazza del Sabato nel villaggio, la Torre del Passero solitario, la casa di Silvia. Da vedere il Palazzo Comunale e al suo interno la Sala degli Stemmi, il museo di Villa Colloredo Hels con la famosa “Annunciazione” e “Trasfigurazione” di Lorenzo Lotto. Il Museo dedicato a Beniamino Gigli e la sua personale discoteca, la chiesa trecentesca di S. Domenico e la chiesa di S. Agostino del XIII sec. Non si deve trascurare di visitare il Museo Diocesano e il Palazzo Leopardi, la chiesa di S. Francesco e la cattedrale di S. Flaviano.<span id="more-264"></span></p>
<p><strong>Osimo.</strong><br />
Situata su di un alto poggio tra le vallate del Musone e dell’Aspio, Osimo si presenta oggi come una moderna cittadina commerciale ma vanta antiche origini che risalgono ad un periodo antecedente la colonizzazione romana  avvenuta dal 268 a.C. Osimo divenne infatti Municipium romano e fortificato con possenti mura urbane (174 a.C.) .  All’interno delle mura l’assetto urbanistico  era caraTterizzato da vie che si incrociavano perpendicolarmente, imitando la struttura tipica dell’accampamento romano.<br />
Passeggiando nel centro storico  si possono ammirare ancor oggi testimonianze  romane molto interessanti. Nel museo archeologico inoltre sono esposti numerosi ritrovamenti dell’epoca preistorica e romana.<br />
Da ammirare  la Cattedrale di San Leopardo eretta nel XII-XIII sec. su un primitivo edificio del VIII sec.: è uno degli esempi più interessanti dell’architettura tarda gotica nelle Marche. La cripta terminata nel 1191, è costruita con materiali provenienti da preesistenti edifici pagani e cristiani. Interessanti luoghi di fede e cultura sono anche la Chiesa di San Marco (XVI sec.) dove si conserva un’opera del Guercino, e il Santuario di San Giuseppe da Copertino. Questo ultimo edificio costruito nel duecento e dedicato a S.Francesco, fu trasformato in convento tra il 500 e il 700. Nel convento morì il Santo e le sue spoglie sono conservate nella cripta. S.Giuseppe da Copertino è il santo protettore degli studenti ed un’antica e sentita tradizione popolare fanno del santuario luogo di preghiera e visita molto frequentato dai ragazzi.<br />
Recentemente sono state recuperate e rese visitabili le gallerie sotterranee. Una fitta rete di cunicoli e grotte scavate a più livelli, spesso collegati tra loro mediante pozzi e camminamenti. In passato erano utilizzate a scopo difensivo e di protezione per la popolazione che anche durante la seconda guerra mondiale, vi trovò rifugio.</p>
<p><strong>Castelfidardo.</strong><br />
È la capitale della fisarmonica e nel Palazzo Comunale risiede il Museo della Fisarmonica, dove 150 esemplari, a partire dal 1863, raccontano l’evoluzione di questo strumento.</p>
<p><strong>Loreto.</strong><br />
È una pittoresca cittadina situata in un punto panoramico, dominata dal Santuario della Santa Casa: uno dei monumenti più importanti per la cristianità. A Loreto viene venerata la celebre Madonna Nera. Secondo la tradizione nella notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294 giunge a Loreto portata dagli angeli la casa di Nazareth. Ancor oggi si usa accendere per la notte della “Venuta”, lungo la costa e sulle colline, dei grandi falò, i “Focaracci”, per illuminare il cammino della Madonna.<br />
Il Santuario è una grandiosa costruzione alla quale hanno lavorato una schiera di grandi architetti come Donato Bramante, il Sansovino, Francesco di Giorgio Martini, Luigi Vanvitelli, Giuliano da Sangallo e valenti pittori tra i quali ricordiamo Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, il Pomarancio e Lorenzo Lotto che morì oblato della Santa Casa nel 1556. Non si può mancare di visitare la ricchissima Pinacoteca che conserva le tele del Lotto ed una eccezionale collezione di ceramiche della bottega urbinate di Orazio Fontana.</p>
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		<title>Al Centro della Terra</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:48:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Itinerari fuori città]]></category>

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		<description><![CDATA[GROTTE DI FRASASSI GENGA / GENGA / IL PARCO NATURALE DELLA GOLA ROSSA E DI FRASASSI Grotte di Frasassi a Genga. E’ questa un complesso speleologico di grande importanza scoperto nel 1971 ed aperto al pubblico nel 1974, costituisce un grandioso complesso che risale a 1.400.000 anni fa. Le grotte di Frasassi sono una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>GROTTE DI FRASASSI GENGA / GENGA / IL PARCO NATURALE DELLA GOLA ROSSA E DI FRASASSI</strong></p>
<p><strong>Grotte di Frasassi a Genga.</strong><br />
E’ questa un complesso speleologico di grande importanza scoperto nel 1971 ed aperto al pubblico nel 1974, costituisce un grandioso complesso che risale a 1.400.000 anni fa. Le grotte di Frasassi sono una delle mete turistiche di maggior richiamo nelle Marche. Il complesso ipogeo, infatti,  rappresenta, con i suoi 30 Km d’estensione disposti su 8 livelli differenti geologici, uno dei percorsi sotterranei più grandiosi ed affascinati al mondo. Il complesso si trova nel comune di Genga nel cuore del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi. In uno scenario di stalattiti e stalagmiti intarsiate, laghetti d’acqua cristallina, suggestive lance di alabastro si può optare per l’itinerario turistico, facilmente accessibile, che si percorre in circa un’ora, o provare l’emozione del giro speleologico, per il quale è necessaria la prenotazione.  Di particolare bellezza le sale delle “Candeline”, “Abisso d’Ancona”di 240 metri di altezza, la sala del “Vento” e la Sala” così detta perché lunga 200 metri.<span id="more-262"></span></p>
<p><strong>Genga.</strong><br />
Nell’alta valle dell’Esino, tra mura medioevale Genga ha dato i natali ad Annibale della Genga, divenuto Papa Leone XII nel 1832.. Da ammirare l’abbazia di S. Vittore alla Chiuse de sec. XI, una delle espressioni più compiute del romanico marchigiano, e di fronte il Ponte Romano sul fiume Sentino, difeso da una torre gotica tronca. Una breve passeggiata lungo il sentiero ricavato sulla roccia conduce ad un grotte dove l’uno accanto all’altro si possono visitare il santuario della Madonna di Frasassi, opera dell’architetto Valadier, e la cappella di Santa Maria Infrasaxa. Dalla posizione rialzata della grotta si ammira uno splendido panorama sulla stretta valle sottostante.</p>
<p><strong>Il Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi.</strong><br />
È la più grande area protetta  regionale delle Marche, con un patrimonio ambientale ricco di attrattive geologiche, botaniche e faunistiche, nonché di numerose testimonianze archeologiche, artistiche e architettoniche. Il paesaggio aspro e selvaggio, le pareti rocciose rendono l’habitat ideale per i rapaci, tra cui l’aquila reale, il gheppio, il falco pellegrino, il lanario e il lodolaio. I boschi idi faggio  e il folto sottobosco sono il regno di volpi, cinghiali, tassi, scoiattoli, istrici ed anche lupi. Le limpide acque del Sentino ospitano trote, bardi, anguille, cavedani e rari gamberi.</p>
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		<title>I vini della Marca</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CIVITANOVA MARCHE / MATELICA / JESI Chi apprezza l’autenticità e la qualità si può lasciar prendere da questo tour che intende caratterizzare il nostro territorio non solo dal punto di vista storico-artistico, ma partendo dai vini, tutto quel patrimonio di sapori che sono quasi sconosciuti e che meritano senz’altro di essere salvaguardati e propagandati. Oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CIVITANOVA MARCHE / MATELICA / JESI</strong></p>
<p><em>Chi apprezza l’autenticità e la qualità si può lasciar prendere da questo tour che intende caratterizzare il nostro territorio non solo dal punto di vista storico-artistico, ma partendo dai vini, tutto quel patrimonio di sapori che sono quasi sconosciuti e che meritano senz’altro di essere salvaguardati e propagandati.<br />
Oggi l’agricoltura è cambiata, ma qui esiste ancora un buon legame fra uomo e terra. Lo sviluppo economico ha avuto esiti eccezionali, ma nello stesso tempo ha saputo conciliarsi con le altre forme di attività economica. Lo spirito imprenditoriale, a lungo sperimento nell’istituto della mezzadria, ha consentito di trasferire grandi risorse anche in attività propriamente agricole. Così le colture dei vigneti a perdita d’occhio nelle valli e sulle colline. Il piccolo mondo colonico si è evoluto, ma accanto alle antiche architetture mezzadri di mattoni rosati, è rimasta la genuinità dei prodotti, la tipicità dei sapori. Parlando di vini a denominazione di origine controllata, nelle Marche che ne sono ben undici dal Verdicchio di Matelica dei Castelli di Jesi, al Bianchello del Metauro, dell’Esino, dei Colli Maceratesi e Pesaresi, al Falerio dei Colli ascolani, al Rosso Piceno, Rosso Conero e dulcis in fundo la  Vernacia di Serrapetrona e la Lacrima di Morro d’Alba. Alcuni vini hanno raggiunto livelli e notorietà indiscussi.<br />
Ai più noti Verdicchio, Rosso Conero, Rosso Piceno Superiore, si affiancano alcuni vini sempre di ottima qualità. Con la tecnica che venne proposta la prima volta dagli antichi etruschi, il vitigno verdicchio ha iniziato ad essere diffusamente coltivato nelle Marche ed oggi ci regala un vino, nelle tre denominazioni DOC, Castelli di Jesi Classico, Castelli di Jesi Matelica, che costituisce l’ 80% della produzione DOC regionale.<span id="more-260"></span></em></p>
<p><strong>Civitanova.</strong><br />
Posta tra le dolci colline e l’azzurro mare, gode di un ambiente agricolo ubertoso, da sempre minuziosamente coltivato dove le vite si “maritava” al gelso, dove oggi il lavoro dell’agricoltore non entra in conflitto con le esigenze dell’ambiente. Non si è perso il gusto di sapori tradizionali e genuini che possiamo ritrovare lungo questo itinerario che parte da Civitanova seguendo la scia dei vini marchigiani DOC.</p>
<p><strong>Matelica.</strong><br />
Antica Città, già Municipio in età romana, in posizione dominante nel sec. XIV, poi possesso della famiglia degli Ottoni. Da Visitare la Loggia degli Ottoni del 1511, il Palazzo degli Ottoni, il Palazzo Pretorio del 1270, la chiesa del Suffragio, la Cattedrale intitolata a S.Maria Assunta con il campanile del 1474. Tutte le chiese di Matelica sono ricche di dipinti, in particolare la chiesa di S. Francesco che conservatele di Palmezzano, Boscoli, De Magistris e Lilli. Una peculiarità di questa Città è il museo Piersanti nell’omonimo palazzo, dove sono conservati sia oggetti inconsueti che di uso domestico.</p>
<p><strong>Jesi.</strong><br />
Detta anche “la Milano delle Marche”, per sottolineare la sua dinamicità, è ricchissima di storia e nota per la nascita di Federico II (1194). Oltre al Teatro Pergolesi, eretto nel 1791-96 ed intitolato l’illustre musicista nativo della città, vanta la chiesa di S.Maria delle Gazie del sec. XV, S.Nicolò di linee romaniche e lo splendido Palazzo Pianetti- Tesei, in stile rococò, che contiene la Pinacoteca Civica e le opere fondamentali di Lorenzo Lotto. Degni di nota il Palazzo Ricci del XVI sec. e il Palazzo della Signoria, di forme rinascimentali, dovuto a Francesco di Giorgio Martini (1486- 1498 ). Da visitare il ricco Museo Civico e il Duomo del XIII dedicato al patrono della Città, S.Settimio.</p>
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		<title>Lungo la valle del Fiastrone</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:39:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[BOLOGNOLA / ACQUACANINA / FIASTRA Bolognola. Bolognola è il più piccolo e il più elevato Comune delle Regione Marche. Testimonianze storiche sono offerte dai ruderi del castello dei Varano sec. XIV-XV, della chiesa parrocchiale che conserva una tavola del Vergari di Amandola del sec. XVI, dalla chiesa di S. Maria delle Grazie che conserva un’immagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BOLOGNOLA / ACQUACANINA / FIASTRA</strong></p>
<p><strong>Bolognola.</strong><br />
Bolognola è il più piccolo e il più elevato Comune delle Regione Marche. Testimonianze storiche sono offerte dai ruderi del castello dei Varano sec. XIV-XV, della chiesa parrocchiale che conserva una tavola del Vergari di Amandola del sec. XVI, dalla chiesa di S. Maria delle Grazie che conserva un’immagine della Madonna Attribuita a Girolamo di Giovanni del 1400. II territorio, di grande interesse paesaggistico, offre diverse escursioni estive sui Sibillini.<span id="more-258"></span></p>
<p><strong>Acquacanina.</strong><br />
Nel passato il Comune di Acquacanina vantava una fiorente economia legata alle attività silvo-pastorali. Oggi  la località ha acquisito una valenza turistica sia per le bellezze ambientali sia per le iniziative di valorizzazione dell’aria dei Piani di Ragnolo. Non mancano testimonianze storiche ed artistiche che meritano di essere citate come la chiesa di S. Maria di Rio Sacro fondata dai benedettini nel 1000, la chiesa di S. Maria del Vallone,la chiesa di S. Michele e i ruderi del fortino dei da Varano di Camerino.</p>
<p><strong>Fiastra.</strong><br />
Situata nella vallata del Fiastrone affluente del Chienti, è caratterizzata dall’omonimo lago. Le origini sono remote i reperti archeologici testimoniano insediamenti umani sin dall’età neolitica. Fiastra rimane nei secoli un punto importante per la cultura e snodo di rilevo per le comunicazioni con Roma. Da vedere le mura del castello Magalotti, la chiesa di S. Paolo Apostolo del XI sec., santuario del Beato Ugolino, l’antichissima chiesa di S. Marco con portale rinascimentale e la chiesa romanica di S. Lorenzo al lago, poi la chiesa di S. Martino in Tedico che risale al 1200, il località Poggio l’omonima chiesa e la Grotta dei frati sulla sponda sinistra del fiume Fiastrone che servì da rifugio ai frati Clareni che vi costruirono un’edicola per il culto. Qui interessanti località si offrono alla visita, dalla diga, al lago, alle montagne, alle cime dei monti Sibillini.</p>
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		<title>All&#8217;ombra dei Monti Azzurri</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:29:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CINGOLI / TREIA Cingoli. La Città di Cingoli è giustamente soprannominata il “Balcone delle Marche” per la sua singolare posizione geografia. Fondata nel il secondo a. c. fu distrutta dai Goti e Longobardi e diventò libero Comune nel IX sec. La città ha dato i natali a papa Pio VII della famiglia Castiglioni. Da vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CINGOLI / TREIA</strong></p>
<p><strong>Cingoli.</strong><br />
La Città di Cingoli è giustamente soprannominata il “Balcone delle Marche” per la sua singolare posizione geografia. Fondata nel il secondo a. c. fu distrutta dai Goti e Longobardi e diventò libero Comune nel IX sec. La città ha dato i natali a papa Pio VII della famiglia Castiglioni. Da vedere la Cattedrale seicentesca, il Palazzo Municipale del XII secolo, restaurato durante il Rinascimenti, il Museo Civico, la chiesa di S. Benedetto dove è conservata una tela di Annibale Carracci e ancora  le chiese di S. Esuperanzio e di S. Sperandio, la Pinacoteca, il Museo Archeologico e la zona archeologica.<span id="more-255"></span></p>
<p><strong>Treia.</strong><br />
L’antica Montecchio vanta venticinque secoli di storia. Adagiata sul crinale di un colle da dove si scopre un panorama che non conosce ostacoli e spazia dal monte Conero al Gran Sasso d’Italia, dai Sibillini al mare. Stupendi palazzi rinascimentali e neo classici scorci pittoreschi e splendide chiese  abbelliscono la Città. Treia non è solo sinonimo di arte e cultura, è famosa anche per il gioco del “Pallone a bracciale”, ricordato dal poeta Giacomo Leopardi, e ogni anno,  la prima settimana di agosto si celebra la “Disfida del Bracciale”. La visita all’Accademia Georgia è  d’obbligo e merita una sosta Helvia Recina a Villa Potenza, testimonianza dell’antica città romana.</p>
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		<title>Dal mare ai monti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:43:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Itinerari fuori città]]></category>

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		<description><![CDATA[CAMERINO / CALDAROLA / TOLENTINO Camerino. E’ città di grandi tradizioni, deve la sua fama alla signoria dei da Varano, durata trecento anni, e alla fiorente Università .Qui nacquero i pittori Arcangelo di Cola, Giovanni Boccati e Girolamo di Giovanni, i quattrocenteschi che segnarono le arti figurative non solo a livello marchigiano. La visita può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CAMERINO / CALDAROLA / TOLENTINO</strong></p>
<p><strong>Camerino.</strong><br />
E’ città di grandi tradizioni, deve la sua fama alla signoria dei da Varano, durata trecento anni, e alla fiorente Università .Qui nacquero i pittori Arcangelo di Cola, Giovanni Boccati e Girolamo di Giovanni, i quattrocenteschi che segnarono le arti figurative non solo a livello marchigiano. La visita può iniziare dalla Rocca, poi alla chiesa di S.Maria in Via, al Duomo ricostruito nell’800 e al Palazzo Ducale del XVsec., al palazzo Arcivescovile con il Museo Diocesano dove la “Madonna in gloria” del Tiepolo è certamente il capolavoro più ammirato. Non va trascurata la ricchissima Pinatocoteca e Museo Civico e la chiesa romanico-gotica di S.Francesco.<span id="more-250"></span></p>
<p><strong>Caldarola.</strong><br />
Antico centro romanico, il cui<br />
toponimo sembra derivi dalle sorgenti termali di cui si sono perse le tracce a partire dal sec.XVI, Caldarola è ricordata come patria dei pittori de Magistris vissuti tra il ‘500 e il ‘600. La Città merita una visita soprattutto per ammirare il Castello Pallotta ricordato fin dall’anno 875</p>
<p><strong>Tolentino.</strong><br />
Dalla piazza della Libertà, dove si erige la torre con i tre orologi che segnano l’ora, il giorno e le fasi della luna, si arriva alla Basilica di S.Nicola del XII sec., dove è seppellito il Santo, morto nel 1305, venerato anche per la sua fama di taumaturgo. Sul piano artistico ci sono da vedere gli affreschi giotteschi del Cappellone della Basilica (sec.XIV), il chiostro, gli ex voto e il Museo delle Ceramiche.<br />
Nel Palazzo Parisani-Bezzi, dove si firmò il famoso Trattato del 1797, c’è il Museo Internalizionale della Caricatura che merita una visita accurata. Da visitare anche il Duomo intitolato a S.Catervo, rifatto nel 1830 su disegno di Filippo Spada, che conserva il sarcofago dei Santi Catervo e Settimia, patrono della Città e sua moglie, datato IV sec. d.C. Nel territorio di Tolentino si può visitare l’abbazia benedettina di S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, in stile romano-gotico, fondata nel 1142 e poco lontano il Castello della Rancia adibito nel XII sec. a fattoria fortificata, trasformato ed ampliato nel XIV sec. per volere dei da Varano. Recentemente il castello è stato sottoposto a restauro ed ospita il Museo-Istituto Storico del Territorio.</p>
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		<title>Alle sorgenti del Nera</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:41:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Itinerari fuori città]]></category>

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		<description><![CDATA[USSITA / VISSO / CASTEL S. ANGELO SU NERA Ussita. Ai piedi del Monte Bove, completamente immersa nel verde sorge Ussita. Oltre alla salubrità dell’ambiente la Città vanta preziose testimonianze storico-artistiche come la Pieve del secondo XIV, la chiesa di S. Andrea con affreschi attribuiti a Paolo da Visso, risalenti al 1400 e la chiesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>USSITA / VISSO / CASTEL S. ANGELO SU NERA</strong></p>
<p><strong>Ussita.</strong><br />
Ai piedi del Monte Bove, completamente immersa nel verde sorge Ussita. Oltre alla salubrità dell’ambiente la Città vanta preziose testimonianze storico-artistiche come la Pieve del secondo XIV, la chiesa di S. Andrea con affreschi attribuiti a Paolo da Visso, risalenti al 1400 e la chiesa di S. Stefano.<span id="more-248"></span></p>
<p><strong>Visso.</strong><br />
Per la sua posizione geografia, così com’è situato lungo le vie di comunicazione con Roma, ha avuto in passato un’importanza fondamentale. Oggi è un centro di grande interesse storico-artistico, ambientale paesaggistico. Bellissima la piazza principale, e la porta S. Maria e i palazzi del 400 e 500. Nella ex chiesa di S. Agostino c’è la sede del Museo-Pinacoteca e a fianco la Collegiata di S. Maria del sec. XII. Da vedere il Palazzo dei Governatori, del sec. XIII il Palazzo dei Priori, ora sede Municipale, del 1482, la torre e le mura della Rocca. Da Visso sono possibili molte passeggiate ed escursioni tra le quali quella al Santuario di Macereto.</p>
<p><strong>Castel S. Angelo su Nera.</strong><br />
E’ situato in una zona ricca di verde, in bellissima posizione paesaggista e conserva ancora le strutture urbanistiche originali. Molte le testimonianze architettoniche ed artistiche come la parrocchia di S. Stefano, la chiesa del Convento di S. Liberatore del sec. XIV , la chiesa romanica di S. Martino, i ruderi del castello e della fortezza. Le escursioni che si possono fare sono moltissime e vanno dalle sorgenti nella Nera , al Monte delle Rose, ai Piani di Castelluccio.</p>
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		<title>Le abbazie della provincia di Macerata</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari fuori città]]></category>

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		<description><![CDATA[S. MARIA DI CHIARAVALLE DI FIASTRA DI TOLENTINO / S. CLAUDIO DI CORRIDONIA / S. MARIA A PIÈ DI CHIENTI DI MONTECOSARO / ABBAZIA BENEDETTINA DI S. FIRMANO DI MONTELUPONE Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra  Tolentino. Fondata nel 1142, S. Maria di Chiaravalle di Fiastra è l’  “Abbazia” abbazia cistercense   più importante dell’Italia centrale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>S. MARIA DI CHIARAVALLE DI FIASTRA DI TOLENTINO / S. CLAUDIO DI CORRIDONIA / S. MARIA A PIÈ DI CHIENTI DI MONTECOSARO / ABBAZIA BENEDETTINA DI S. FIRMANO DI MONTELUPONE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra  Tolentino.</strong></p>
<p>Fondata nel 1142, S. Maria di Chiaravalle di Fiastra è l’  “Abbazia” abbazia cistercense   più importante dell’Italia centrale, centro di ferventi attività economiche, sociali e culturali. Il saccheggio e le devastazioni subite dal monastero nel 1422 ad opera delle truppe di Braccio da Montone, signore di Perugia, segnarono l’inizio della decadenza del potere esercitato dai Cistercensi. Infatti, in seguito a questi eventi, l’amministrazione dell’Abbazia e dei suoi territori venne affidata “in commenda”, dalla Santa Infatti, in seguito a questi eventi, l’amministrazione dell’Abbazia e dei suoi territori venne affidata “in commenda”, dalla Santa Sede, a dei cardinali “Commendatari”, quindi nel 1581 passò, per circa due secoli, alla Compagnia di Gesù, sino a che l’intera proprietà non fu ceduta alla nobile famiglia Giustiniani Bandini. Nel 1918 morì l’ultimo erede maschio della famiglia, Sigismondo, il quale lasciò tutte le proprietà ad una Fondazione intestata a suo nome. Nel 1984 Fondazine Giustiniani Bandini  istituì la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra.<span id="more-246"></span></p>
<p>L’abbazia riflette nello stile i principi della regola di S. Benedetto caratterizzata dalla semplicità, povertà ed essenzialità. La facciata si presenta semplice con un avancorpo formato da un portico a tre campate con volte a crociera che poggiano su colonne addossate ai muri. E’ illuminato da quattro trifore a colonne binate e ha un bel portale in marmo grigio. La facciata che termina con un profilo a frontone, è abbellita da un gran rosone in marmo e da una fascia di archetti intrecciati in cotto scalpellato.  La pianta della chiesa è a croce latina a tre navate con volte a crociera nella prima campata, e volte a capriate nelle campate laterali ( in seguito ai saccheggi di Forte Braccio da Montone).</p>
<p><strong>S. Claudio al Chienti Corridonia.</strong></p>
<p>S.Claudio al Chienti è una chiesa monastico-abbaziale (o pieve) di derivazione classense, sorta nelle forme attuali nel secolo XI su un precedente edificio del V o VI secolo. Sono accertati nel 1000 rapporti con i monasteri ravennati, ed in particolare con Sant’Apolinnare in Classe.L’aspetto singolare della costruzione, unico esempio di tale genere nelle Marche ed uno dei pochi fuori Ravenna, è costituito dalle due torri cilindriche poste ai lati della facciata, che si ispirano allo stile bizantino di S. Vitale.</p>
<p>L’edificio comprende due chiese sovrapposte che originariamente erano collegate solo dalle scale interne alle due torri cilindriche. Nel XIII secolo, a seguito di danni e delle distruzioni compiute dai maceratesi, la facciata fu ricostruita nella forma attuale con il ballatoio e la scala esterna per l’accesso alla chiesa superiore. Alla chiesa inferiore, definita “plebale”, si accede attraverso un atrio con portale di pietra: l’interno austero e solenne presenta quattro robusti pilastri centrali con  nove campate a crociera. La chiesa superiore ha un elegante portale in pietra ed era nel Medioevo la “cappella palatina” del vescovo-conte, feudatario della zona.</p>
<p><strong>Santa Maria a piè di Chienti Montecosaro.</strong></p>
<p>L’abbazia S.Maria a piè di Chienti, dedicata all’Annunziata,  è un tipico esempio cluniacense del X sec. Fondata intorno al VI secolo l’abbazia fu trasformata nel 1125 dall’Abate Adenolfo e presenta architettura cluniacense con influssi orientali. La facciata fu manomessa nel ‘600 ed oggi  restano originali le fiancate esterne e la parte absidale a struttura poligonale (a nove facce nella parte inferiore, a sette in quella superiore), con absidiole di contorno con funzione di contrafforti.</p>
<p>Ai lati dell’abside si ergevano due torri, ora mozzate, che fungevano da difesa all’abbazia.</p>
<p>L’interno, a pianta basilicale, è distinto in due chiese. La chiesa inferiore presenta una  navata centrale (con 7 archi)  divisa dalle laterali da massicci pilastri sui quali poggiano robusti archi che sostengono il matroneo. L’abside, strutturato ad emiciclo, forma un austero originale deambulatorio coperto a crociera. Le finestre, bifore e monofore, sono chiuse da lastre di alabastro e diffondono all’interno una luce tenue che al tramonto diviene rosata, creando un’atmosfera particolarmente suggestiva.  La chiesa superiore presenta invece un presbiterio costruito agli inizi del Quattrocento sul piano dei matronei.</p>
<p>Il passaggio dalla chiesa inferiore a quella superiore, prima della realizzazione della scala più ampia che si apre nella navata destra, avveniva attraverso la strettissima “scala della penitenza”, così detta perché i frati troppo corpulenti, non potendo accedere per essa alla chiesa superiore, dovevano far digiuno per dimagrire adeguatamente.</p>
<p><strong>Abbazia Benedettina di  San Firmano Montelupone.</strong></p>
<p>Si ha ragione di credere che il complesso monastico sia stato costruito nel IX secolo, quando il potere politico-patrimoniale era in mano alle grandi Abbazie sovra regionali:  Farfa in Sabina, S. Apollinare in Classe &#8211; Ravenna, Fonte Avellana, Montecassiano. Notizie storiche confermano possedimenti in zona sia dell’Abbazia di S. Apollinare che dell’Abbazia di Farfa che in quegli anni e precisamente dopo l’897 si divise in tre tronconi, diretti nelle zone di: Roma, Rieti, Marca Fermana.</p>
<p>La costruzione dell’attiguo convento fu voluta dalla “Pia Signora” dei Conti di Lornano, alla fine del X secolo.</p>
<p>Avvicinandosi all’ingresso della chiesa si nota subito la lunetta bizantina del portale che si presenta in tutta la sua bellezza e preziosità. Cinque figure in altorilievo sono state ricavate sul retro di una statua romana ancora ben visibile dalla parte interna della chiesa; nella dualità della scultura si può intendere il simbolo del passaggio dal paganesimo alla religione Cristiana. Sono raffigurati il Cristo, la Vergine in trono con il bambino, San Firmano, San Giovanni e la Maddalena.</p>
<p>Come le antiche chiese cristiane, anche questa Abbazia ha la traiettoria da Occidente verso Oriente con tre navate. Dodici pilastri sostengono archi a tutto sesto. Desta subito meraviglia l’ampia gradinata per la sua altezza e ripidità. Tale  caratteristica fa dell’Abbazia un caso forse unico, ed è dovuto alla necessità di tenere alto il pavimento della cripta per proteggere la chiesa dalle un tempo frequenti alluvioni del fiume Potenza, che scorre nella vicinanza, a poco più di cento metri.</p>
<p>Nella navata di sinistra, del piano rialzato, ove ancora c’è la volta murata, si può ammirare un affresco del 1400, che ripropone il motivo della lunetta con al centro la Santa Vergine in trono con il bambino benedicente rivolto verso San Firmano e a sinistra il martirio di San Sebastiano. L’affresco in particolare raffigura la Madonna e presenta tratti di grande maestà e bellezza; l’opera è dell’Artista Giacomo di Nicola da Recanati.</p>
<p>Attraverso due aperture laterali si accede alla cripta, con archi a sesto acuto e a tutto sesto.</p>
<p>Sull’altare si trova una imponente statua di San Firmano in terracotta policroma, attribuita ai fratelli Della Robbia (1400). Ai piedi della statua sono conservate le reliquie del Santo in un’urna di ottone, protetta da una custodia in ferro battuto, che reca sul lato superiore lo stemma di Montelupone del quale è Santo Patrone. L’altare è sostenuto da un arco, sotto il quale i fedeli, per tradizione popolare, passano per essere liberati dal mal di ossa.</p>
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		<title>Una città da scoprire in bici</title>
		<link>http://www.civitanovamarche.info/una-citta-da-scoprire-in-bici/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari in città]]></category>

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		<description><![CDATA[Pur essendo un vivace centro industriale e commerciale, con vie molto trafficate  specialmente nelle ora di punta,  Civitanova si presenta come una città a “misura d’uomo”, piacevolmente visitabile a piedi e in bici: luogo ideale per chi pratica gli sport all’aria aperta in modo amatoriale o da professionista. La città infatti ha ben 5 piste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pur essendo un vivace centro industriale e commerciale, con vie molto trafficate  specialmente nelle ora di punta,  Civitanova si presenta come una città a “misura d’uomo”, piacevolmente visitabile a piedi e in bici: luogo ideale per chi pratica gli sport all’aria aperta in modo amatoriale o da professionista. La città infatti ha ben 5 piste ciclopedonali,  che collegano i vari quartieri  al centro e percorrono tutto il lungomare, ed offre il servizio Bici-Shining.<span id="more-227"></span></p>
<p>La pista del Castellaro con i suoi 3 km. sale dolcemente la collina congiungendo C.so Umberto I, corso principale di Civitanova Porto, a Civitanova Alta. Una occasione per passeggiare  nel verde delle colline marchigiane, lontano dal traffico,  fare sport o riposarsi su comode panchine all’ombra del viale di pioppi.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-229   aligncenter" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/iti_city2.jpg" alt="02" width="250" height="188" /></p>
<p>La pista ciclabile sul lungomare nord congiunge Fontespina, quartiere della periferia nord, al centro di Civitanova: una breve passeggiata a lato della spiaggia , ammirando il mare, e si arriva in centro.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-230   aligncenter" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/iti_city3.jpg" alt="03" width="250" height="188" /></p>
<p>La pista ciclopedonale sul lungomare sud invece congiunge il centro alla Zona Stadio (periferia Sud della città). Una passeggiata tranquilla accanto agli chalet e al mare mentre sull’altro lato   i giardini pubblici, gli  spazi verdi attrezzati e gli allegri giochi per bambini offrono un momento di riposo e relax.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-231   aligncenter" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/iti_city4.jpg" alt="04" width="250" height="188" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-232   aligncenter" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/iti_city5.jpg" alt="05" width="250" height="188" /></p>
<p>Giunti allo stadio  si può procedere lungo la pista ciclo pedonale del Parco  del fiume Chienti. Lì immersi nella natura di può ammirare la flora e la fauna del luogo  fluviale. La pista si snoda infatti partendo dalla foce del fiume e risale lungo l’alveo verso l’entroterra. La pista è lunga km 3  ed è il primo tratto di un percorso ciclopedonale che, una volta terminato, congiungerà il quartiere di Santa Maria Apparente al centro della città costeggiando il fiume.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-233   aligncenter" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/iti_city6.jpg" alt="06" width="250" height="188" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-234   aligncenter" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/iti_city7.jpg" alt="07" width="250" height="188" /></p>
<p>Piacevole luogo di relax e sport all’aria aperta è anche il nuovo parco del “Caduti  sul Lavoro Impresa Cecchetti”. Il parco si trova sull’area dove agli inizi del ‘900 era l’importante industria meccanica “ Enrico Cecchetti”.  La fabbrica fu chiusa nel  giugno 1994 ed oggi l’area è stata trasformata in un parco pubblico. La pista ciclopedonale di km.1.,5  offe una passeggiata piacevole e rilassante tra alberi, siepi e  spazi  fioriti. La pista del parco Cecchetti inaugurata il 18.10.2009 si inserisce in un progetto più ampio che unirà i quartieri Risorgimento e S. Marone al centro della città con un prolungamento del percorso ciclopedonale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-235   aligncenter" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/iti_city8.jpg" alt="08" width="250" height="188" /></p>
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		<title>Civitanova: una città di mille colori</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:58:57 +0000</pubDate>
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		<title>Itinerario Artistico Porto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:57:44 +0000</pubDate>
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		<title>Quattro passi tra storia, arte e archeologia tra le via di Civitanova Alta</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:55:46 +0000</pubDate>
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		<title>Una città da vivere con tutta la famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:06:36 +0000</pubDate>
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		<title>Il verde di Civitanova</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:03:16 +0000</pubDate>
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		<title>Guida Itinerari</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:24:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Civitanova Marche È formata da due città distinte, ma nello stesso tempo legate: il centro in collina e il Porto. Il centro costiero sorto intorno alla Fortezza e sui resti della romana Cluana vanta il poderoso Palazzo Cesarini  Sforza, oggi sede Civica, eretto nel 1862 su una primitiva costruzione del sec. XIV. Davanti al palazzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Civitanova Marche</strong></p>
<p>È formata da due città distinte, ma nello stesso tempo legate: il centro in collina e il Porto. Il centro costiero sorto intorno alla Fortezza e sui resti della romana Cluana vanta il poderoso Palazzo Cesarini  Sforza, oggi sede Civica, eretto nel 1862 su una primitiva costruzione del sec. XIV. Davanti al palazzo si apre piazza XX Settembre già  Largo Scalo che cambiò nome nel 1891 per ricordare la presa di Porta Pia. Al termine della stessa i giardini pubblici e all’interno di questi la fontana che in origine abbelliva la piazza principale. Sul lato destro la chiesa di S. Pietro, progettata dall’architetto Giovanni Montini di Macerata, terminata nel 1853. Oltre i giardini le palazzine del Lido Cluana in stile liberty, così come la pescheria da poco restaurata. Lungo il viale Vittorio Veneto la Casa del Balilla su progetto redatto nel 1933 dall’architetto Adalberto Libera, uno dei massimi esponenti del razionalismo italiano, pioniere dell’architettura moderna. Alla fine del lungomare sud il monumento ai caduti, inaugurato nel 1970, opera dello scultore torinese Giovanni Masoero. Sulla collina di San  Marone la chiesa di impianto romanico, eretta sul luogo del martirio del Santo Patrono, primo martire del Piceno. Pesantemente restaurata dall’architetto Giuseppe Sacconi nel 1896, la chiesa di San Marone si salvò miracolosamente dai bombardamenti dell’ultima guerra. I rinvenimenti archeologici in questa zona attestano sia la presenza di un insediamento romano che il perdurare del culto di San Marone, ma anche l’esistenza di una “Pieve” ed ancor prima di una “Memoria”.<span id="more-203"></span></p>
<p><strong>Civitanova Alta</strong><strong> </strong></p>
<p>Sul colle poco distante dalla costa sorge Civitanova Alta rimasta inalterata nel suo impianto medioevale. Incontriamo per prime la mura castellane del sec. XIV, con le quattro porte S. Paolo, Girone, Mercato e S. Angelo meglio conosciuta con il nome di Porta Marina con il caratteristico cipresso nato dentro la fascia merlata. Sulla piazza principale il Palazzo della Delegazione,  del 1867 su progetto dell’ing. Guglielmo Prosperi di Macerata. Al suo interno opere del pittore  Ulisse Ribustini (XIX-XX sec.) e una lapide romana del III sec. d.C. relativa al Cluentensis Vicus. Il palazzo è sede dell’Archivio Storico Comunale, della Pinacoteca d’Arte Moderna “Marco Moretti” e si può visitare una sala dove viene conservata una raccolta di armi antiche, presso la casa A. Caro. Accanto la chiesa di S. Paolo Apostolo del XVII sec., che sorge sull’antica Collegiata. All’interno un fonte battesimale del 1423, una Natività di Maria del pittore Andrea Briotti (1561) e una Crocifissione di Durante Nobili da Caldarola ( 1508- 1578). Poco distante la Chiesa di S. Agostino del XIV se. e sulla stessa via il Teatro Annibal Caro, che conserva il portale del 1480 appartenuto al palazzo Santucci, edificato nel 1872 su progetto dell’ing. Guglielmo Prosperi ed inaugurato dal famoso ballerino civitanovese Enrico Cecchetti, maestro di danza nel mondo. Sempre sulla piazza principale il Palazzo Ducale Cesarini Sforza  del sec. XVI, che al suo interno ha gli affreschi di Pellegrino Tibaldi. Poi la chiesa più antica, quella di S. Francesco  che risale al sec. XIV con un pregevole portale romanico e la torre campanaria attribuita all’artista veneto Marito Cedrini. Ancora da notare i palazzi gentilizi con ricchi portali: Palazzo Sabatucci, Palazzo Ricci, Palazzo Centofiorini e la casa del poeta Annibal Caro e quella del ballerino Enrico Cecchetti. Da vedere la storica stazione del tram (1912), in stile liberty, con decorazioni in ceramica policroma. Da visitare sia il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, che il Museo Storico del Trotto, unico nel suo genere, sia in Italia che il Europa.</p>
<p><strong>Villa Conti</strong></p>
<p>Nel bellissimo parco allestito con giardino all’italiana ricco di rarità botaniche sorgono la villa Conti, completamente distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e poi ricostruita, la chiesa neo-gotica che è in scala a  quella dei Cappuccini Nuovi di Macerata e nella sua cripta custodisce le tombe dei conti Conti e della cantante lirica Francisca Solari seconda moglie di Pier Alberto Conti. Del complesso fanno parte la torre quattrocentesca e la palazzina San Michele, raro esempio per il maceratese di art nouveau, perfettamente conservata, costruita nel 1910 su progetto dell’architetto Paolo Sirini.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>­</p>
<p><strong>Villa Eugenia</strong><strong> </strong></p>
<p>Tra la Città Alta e Civitanova  è situata Villa Eugenia fatta edificare da Napoleone I nel 1797. La Villa, che purtroppo versa in precarie condizioni, ospitò i Napoleonidi che a Civitanova possedevano un’azienda agraria di 1.050 ettari. Qui soggiornò l’imperatrice Eugenia Montijo, moglie di Napoleone III.</p>
<p><strong>Santa Maria Apparente</strong><strong> </strong></p>
<p>In frazione Santa Maria Apparente si trova il “Torrione”, una torre merlata, antico mulino fortificato nel sec.XIV e il Santuario di Santa Maria Apparente del XV secolo. La tipica chiesa delle campagne  marchigiane, più volte rimaneggiata, sorge dove la tradizione vuole che il 5 giugno 1411ad un contadino sia apparsa la Vergine Maria. La credenza popolare afferma che le puerpere che bevono  l’acqua santa dal pozzo inglobato nella chiesa avranno grande abbondanza di latte.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO UNO</strong></li>
</ul>
<p>LE ABBAZIE DELLA PROVINCIA DI MACERATA.<strong> </strong></p>
<p><strong>S. MARIA DI CHIARAVALLE DI FIASTRA DI TOLENTINO / S. CLAUDIO DI CORRIDONIA / S. MARIA A PIÈ DI CHIENTI DI MONTECOSARO / ABBAZIA BENEDETTINA DI S. FIRMANO DI MONTELUPONE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra  Tolentino.</strong></p>
<p>Fondata nel 1142, S. Maria di Chiaravalle di Fiastra è l’  “Abbazia” abbazia cistercense   più importante dell’Italia centrale, centro di ferventi attività economiche, sociali e culturali. Il saccheggio e le devastazioni subite dal monastero nel 1422 ad opera delle truppe di Braccio da Montone, signore di Perugia, segnarono l’inizio della decadenza del potere esercitato dai Cistercensi. Infatti, in seguito a questi eventi, l’amministrazione dell’Abbazia e dei suoi territori venne affidata “in commenda”, dalla Santa Infatti, in seguito a questi eventi, l’amministrazione dell’Abbazia e dei suoi territori venne affidata “in commenda”, dalla Santa Sede, a dei cardinali “Commendatari”, quindi nel 1581 passò, per circa due secoli, alla Compagnia di Gesù, sino a che l’intera proprietà non fu ceduta alla nobile famiglia Giustiniani Bandini. Nel 1918 morì l’ultimo erede maschio della famiglia, Sigismondo, il quale lasciò tutte le proprietà ad una Fondazione intestata a suo nome. Nel 1984 Fondazine Giustiniani Bandini  istituì la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra.</p>
<p>L’abbazia riflette nello stile i principi della regola di S. Benedetto caratterizzata dalla semplicità, povertà ed essenzialità. La facciata si presenta semplice con un avancorpo formato da un portico a tre campate con volte a crociera che poggiano su colonne addossate ai muri. E’ illuminato da quattro trifore a colonne binate e ha un bel portale in marmo grigio. La facciata che termina con un profilo a frontone, è abbellita da un gran rosone in marmo e da una fascia di archetti intrecciati in cotto scalpellato.  La pianta della chiesa è a croce latina a tre navate con volte a crociera nella prima campata, e volte a capriate nelle campate laterali ( in seguito ai saccheggi di Forte Braccio da Montone).</p>
<p><strong>S. Claudio al Chienti Corridonia.</strong></p>
<p>S.Claudio al Chienti è una chiesa monastico-abbaziale (o pieve) di derivazione classense, sorta nelle forme attuali nel secolo XI su un precedente edificio del V o VI secolo. Sono accertati nel 1000 rapporti con i monasteri ravennati, ed in particolare con Sant’Apolinnare in Classe.L’aspetto singolare della costruzione, unico esempio di tale genere nelle Marche ed uno dei pochi fuori Ravenna, è costituito dalle due torri cilindriche poste ai lati della facciata, che si ispirano allo stile bizantino di S. Vitale.</p>
<p>L’edificio comprende due chiese sovrapposte che originariamente erano collegate solo dalle scale interne alle due torri cilindriche. Nel XIII secolo, a seguito di danni e delle distruzioni compiute dai maceratesi, la facciata fu ricostruita nella forma attuale con il ballatoio e la scala esterna per l’accesso alla chiesa superiore. Alla chiesa inferiore, definita “plebale”, si accede attraverso un atrio con portale di pietra: l’interno austero e solenne presenta quattro robusti pilastri centrali con  nove campate a crociera. La chiesa superiore ha un elegante portale in pietra ed era nel Medioevo la “cappella palatina” del vescovo-conte, feudatario della zona.</p>
<p><strong>Santa Maria a piè di Chienti Montecosaro.</strong></p>
<p>L’abbazia S.Maria a piè di Chienti, dedicata all’Annunziata,  è un tipico esempio cluniacense del X sec. Fondata intorno al VI secolo l’abbazia fu trasformata nel 1125 dall’Abate Adenolfo e presenta architettura cluniacense con influssi orientali. La facciata fu manomessa nel ‘600 ed oggi  restano originali le fiancate esterne e la parte absidale a struttura poligonale (a nove facce nella parte inferiore, a sette in quella superiore), con absidiole di contorno con funzione di contrafforti.</p>
<p>Ai lati dell’abside si ergevano due torri, ora mozzate, che fungevano da difesa all’abbazia.</p>
<p>L’interno, a pianta basilicale, è distinto in due chiese. La chiesa inferiore presenta una  navata centrale (con 7 archi)  divisa dalle laterali da massicci pilastri sui quali poggiano robusti archi che sostengono il matroneo. L’abside, strutturato ad emiciclo, forma un austero originale deambulatorio coperto a crociera. Le finestre, bifore e monofore, sono chiuse da lastre di alabastro e diffondono all’interno una luce tenue che al tramonto diviene rosata, creando un’atmosfera particolarmente suggestiva.  La chiesa superiore presenta invece un presbiterio costruito agli inizi del Quattrocento sul piano dei matronei.</p>
<p>Il passaggio dalla chiesa inferiore a quella superiore, prima della realizzazione della scala più ampia che si apre nella navata destra, avveniva attraverso la strettissima “scala della penitenza”, così detta perché i frati troppo corpulenti, non potendo accedere per essa alla chiesa superiore, dovevano far digiuno per dimagrire adeguatamente.</p>
<p><strong>Abbazia Benedettina di  San Firmano Montelupone.</strong></p>
<p>Si ha ragione di credere che il complesso monastico sia stato costruito nel IX secolo, quando il potere politico-patrimoniale era in mano alle grandi Abbazie sovra regionali:  Farfa in Sabina, S. Apollinare in Classe &#8211; Ravenna, Fonte Avellana, Montecassiano. Notizie storiche confermano possedimenti in zona sia dell’Abbazia di S. Apollinare che dell’Abbazia di Farfa che in quegli anni e precisamente dopo l’897 si divise in tre tronconi, diretti nelle zone di: Roma, Rieti, Marca Fermana.</p>
<p>La costruzione dell’attiguo convento fu voluta dalla “Pia Signora” dei Conti di Lornano, alla fine del X secolo.</p>
<p>Avvicinandosi all’ingresso della chiesa si nota subito la lunetta bizantina del portale che si presenta in tutta la sua bellezza e preziosità. Cinque figure in altorilievo sono state ricavate sul retro di una statua romana ancora ben visibile dalla parte interna della chiesa; nella dualità della scultura si può intendere il simbolo del passaggio dal paganesimo alla religione Cristiana. Sono raffigurati il Cristo, la Vergine in trono con il bambino, San Firmano, San Giovanni e la Maddalena.</p>
<p>Come le antiche chiese cristiane, anche questa Abbazia ha la traiettoria da Occidente verso Oriente con tre navate. Dodici pilastri sostengono archi a tutto sesto. Desta subito meraviglia l’ampia gradinata per la sua altezza e ripidità. Tale  caratteristica fa dell’Abbazia un caso forse unico, ed è dovuto alla necessità di tenere alto il pavimento della cripta per proteggere la chiesa dalle un tempo frequenti alluvioni del fiume Potenza, che scorre nella vicinanza, a poco più di cento metri.</p>
<p>Nella navata di sinistra, del piano rialzato, ove ancora c’è la volta murata, si può ammirare un affresco del 1400, che ripropone il motivo della lunetta con al centro la Santa Vergine in trono con il bambino benedicente rivolto verso San Firmano e a sinistra il martirio di San Sebastiano. L’affresco in particolare raffigura la Madonna e presenta tratti di grande maestà e bellezza; l’opera è dell’Artista Giacomo di Nicola da Recanati.</p>
<p>Attraverso due aperture laterali si accede alla cripta, con archi a sesto acuto e a tutto sesto.</p>
<p>Sull’altare si trova una imponente statua di San Firmano in terracotta policroma, attribuita ai fratelli Della Robbia (1400). Ai piedi della statua sono conservate le reliquie del Santo in un’urna di ottone, protetta da una custodia in ferro battuto, che reca sul lato superiore lo stemma di Montelupone del quale è Santo Patrone. L’altare è sostenuto da un arco, sotto il quale i fedeli, per tradizione popolare, passano per essere liberati dal mal di ossa.</p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO DUE CULTURA E FEDE</strong></li>
</ul>
<p><strong>RECANATI / OSIMO / CASTELFIDARDO / LORETO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Recanati.</strong></p>
<p>Su un alto colle, tra le valli del Potenza e del Musone, si eleva Recanati. Il panorama è vastissimo e tra i più belli delle Marche. La città di Recanati ha avuto momenti importanti nell’alto Medioevo e nei secoli successivi.</p>
<p>Il Comune sorse nel XII secolo. Ricca di memorie leopardiane, vive nel culto del Poeta e del grande tenore Beniamino Gigli. Visitando la città si ritrovano le atmosfere particolari dei luoghi cantati dal Poeta: il colle dell’Infinito, la piazza del Sabato nel villaggio, la Torre del Passero solitario, la casa di Silvia. Da vedere il Palazzo Comunale e al suo interno la Sala degli Stemmi, il museo di Villa Colloredo Hels con la famosa “Annunciazione” e “Trasfigurazione” di Lorenzo Lotto. Il Museo dedicato a Beniamino Gigli e la sua personale discoteca, la chiesa trecentesca di S. Domenico e la chiesa di S. Agostino del XIII sec. Non si deve trascurare di visitare il Museo Diocesano e il Palazzo Leopardi, la chiesa di S. Francesco e la cattedrale di S. Flaviano.</p>
<p><strong>Osimo.</strong></p>
<p>Situata su di un alto poggio tra le vallate del Musone e dell’Aspio, Osimo si presenta oggi come una moderna cittadina commerciale ma vanta antiche origini che risalgono ad un periodo antecedente la colonizzazione romana  avvenuta dal 268 a.C. Osimo divenne infatti Municipium romano e fortificato con possenti mura urbane (174 a.C.) .  All’interno delle mura l’assetto urbanistico  era caraTterizzato da vie che si incrociavano perpendicolarmente, imitando la struttura tipica dell’accampamento romano.</p>
<p>Passeggiando nel centro storico  si possono ammirare ancor oggi testimonianze  romane molto interessanti. Nel museo archeologico inoltre sono esposti numerosi ritrovamenti dell’epoca preistorica e romana.</p>
<p>Da ammirare  la Cattedrale di San Leopardo eretta nel XII-XIII sec. su un primitivo edificio del VIII sec.: è uno degli esempi più interessanti dell’architettura tarda gotica nelle Marche. La cripta terminata nel 1191, è costruita con materiali provenienti da preesistenti edifici pagani e cristiani. Interessanti luoghi di fede e cultura sono anche la Chiesa di San Marco (XVI sec.) dove si conserva un’opera del Guercino, e il Santuario di San Giuseppe da Copertino. Questo ultimo edificio costruito nel duecento e dedicato a S.Francesco, fu trasformato in convento tra il 500 e il 700. Nel convento morì il Santo e le sue spoglie sono conservate nella cripta. S.Giuseppe da Copertino è il santo protettore degli studenti ed un’antica e sentita tradizione popolare fanno del santuario luogo di preghiera e visita molto frequentato dai ragazzi.</p>
<p>Recentemente sono state recuperate e rese visitabili le gallerie sotterranee. Una fitta rete di cunicoli e grotte scavate a più livelli, spesso collegati tra loro mediante pozzi e camminamenti. In passato erano utilizzate a scopo difensivo e di protezione per la popolazione che anche durante la seconda guerra mondiale, vi trovò rifugio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Castelfidardo.</strong></p>
<p>È la capitale della fisarmonica e nel Palazzo Comunale risiede il Museo della Fisarmonica, dove 150 esemplari, a partire dal 1863, raccontano l’evoluzione di questo strumento.</p>
<p><strong>Loreto.</strong></p>
<p>È una pittoresca cittadina situata in un punto panoramico, dominata dal Santuario della Santa Casa: uno dei monumenti più importanti per la cristianità. A Loreto viene venerata la celebre Madonna Nera. Secondo la tradizione nella notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294 giunge a Loreto portata dagli angeli la casa di Nazareth. Ancor oggi si usa accendere per la notte della “Venuta”, lungo la costa e sulle colline, dei grandi falò, i “Focaracci”, per illuminare il cammino della Madonna.</p>
<p>Il Santuario è una grandiosa costruzione alla quale hanno lavorato una schiera di grandi architetti come Donato Bramante, il Sansovino, Francesco di Giorgio Martini, Luigi Vanvitelli, Giuliano da Sangallo e valenti pittori tra i quali ricordiamo Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, il Pomarancio e Lorenzo Lotto che morì oblato della Santa Casa nel 1556. Non si può mancare di visitare la ricchissima Pinacoteca che conserva le tele del Lotto ed una eccezionale collezione di ceramiche della bottega urbinate di Orazio Fontana.</p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO TRE DAL MARE AI MONTI</strong></li>
</ul>
<p><strong>CAMERINO / CALDAROLA / TOLENTINO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Camerino.</strong></p>
<p>E’ città di grandi tradizioni, deve la sua fama alla signoria dei da Varano, durata trecento anni, e alla fiorente Università .Qui nacquero i pittori Arcangelo di Cola, Giovanni Boccati e Girolamo di Giovanni, i quattrocenteschi che segnarono le arti figurative non solo a livello marchigiano. La visita può iniziare dalla Rocca, poi alla chiesa di S.Maria in Via, al Duomo ricostruito nell’800 e al Palazzo Ducale del XVsec., al palazzo Arcivescovile con il Museo Diocesano dove la “Madonna in gloria” del Tiepolo è certamente il capolavoro più ammirato. Non va trascurata la ricchissima Pinatocoteca e Museo Civico e la chiesa romanico-gotica di S.Francesco.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Caldarola.</strong></p>
<p>Antico centro romanico, il cui</p>
<p>toponimo sembra derivi dalle sorgenti termali di cui si sono perse le tracce a partire dal sec.XVI, Caldarola è ricordata come patria dei pittori de Magistris vissuti tra il ‘500 e il ‘600. La Città merita una visita soprattutto per ammirare il Castello Pallotta ricordato fin dall’anno 875</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Tolentino.</strong></p>
<p>Dalla piazza della Libertà, dove si erige la torre con i tre orologi che segnano l’ora, il giorno e le fasi della luna, si arriva alla Basilica di S.Nicola del XII sec., dove è seppellito il Santo, morto nel 1305, venerato anche per la sua fama di taumaturgo. Sul piano artistico ci sono da vedere gli affreschi giotteschi del Cappellone della Basilica (sec.XIV), il chiostro, gli ex voto e il Museo delle Ceramiche.</p>
<p>Nel Palazzo Parisani-Bezzi, dove si firmò il famoso Trattato del 1797, c’è il Museo Internalizionale della Caricatura che merita una visita accurata. Da visitare anche il Duomo intitolato a S.Catervo, rifatto nel 1830 su disegno di Filippo Spada, che conserva il sarcofago dei Santi Catervo e Settimia, patrono della Città e sua moglie, datato IV sec. d.C. Nel territorio di Tolentino si può visitare l’abbazia benedettina di S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, in stile romano-gotico, fondata nel 1142 e poco lontano il Castello della Rancia adibito nel XII sec. a fattoria fortificata, trasformato ed ampliato nel XIV sec. per volere dei da Varano. Recentemente il castello è stato sottoposto a restauro ed ospita il Museo-Istituto Storico del Territorio.</p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO QUATTRO LA CITTA’ DEL RINASCIMENTO</strong></li>
</ul>
<p><strong>URBINO / URBANIA / SANT’ANGELO IN VADO E ACQUALAGNA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Urbino.</strong></p>
<p>E’ la Città delle Marche più nota al mondo. Sede dell’Università fondata nel 1506. Suggestiva e pittoresca cittadina con Federico II da Montefeltro conobbe nel XV secolo uno splendore unico, diventando polo culturale della civiltà occidentale. Grandi artisti e letterati lavorano qui: da Laurana a Francesco di Giorgio Martini, da Paolo uccello a Piero della Francesca. Si possono ammirare: il Duomo riedificato dal Valadier tra il XVIII e il XIX, il Museo Albani, il Palazzo Ducale capolavoro dell’arte rinascimentale sede della Galleria Nazionale delle Marche e la famosa facciata detta dei “Torricini”del Laurana. Non si deve mancare di visitare la casa di Raffaello Sanzio, l’orto Botanico e il quartiere ebreo. Nelle vicinanze di Urbino la chiesa di San Bernardino attribuita a Francesco di Giorgio Martini, dove sono sepolti Federico e Giudobaldo da Montefeltro e il Colle dei Cappuccini che richiama alla mente la Poesia di Giovanni Pascoli “l’aquilone”. Da ricordare che la terza domenica di agosto si celebra la famosa rievocazione storica denominata “ Festa del Duca”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Urbania.</strong></p>
<p>Il nome di Urbania, l’antica Castel Durante, deriva da papa urbano VIII che nel 1636 la elevò a Diocesi. La città rivendica di aver dato i natali a Donato Bramante. È famosa per la lavorazione delle maioliche e per questo consigliamo la visita al Museo della Ceramica. Vanno visitati il Palazzo Ducale, la Cattedrale con la Crocifissione di Pietro da Rimini del 1320, il Palazzo Vescovile e poco distante dal centro l’abbazia di S.Cristoforo del Ponte.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sant’angelo In Vado e Acqualagna</strong>.</p>
<p>meritano una sosta e si può ben dire che sono il regno del tartufo bianco e nero. Ad Acqualagna si può visitare l’abbazia  di S.Vincenzo al Furlo, fondata nel XVI sec., che conserva affreschi di scuola marchigiana.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO CINQUE I VINI DELLA MARCA</strong></li>
</ul>
<p><strong>CIVITANOVA MARCHE / MATELICA / JESI</strong></p>
<p><em>Chi apprezza l’autenticità e la qualità si può lasciar prendere da questo tour che intende caratterizzare il nostro territorio non solo dal punto di vista storico-artistico, ma partendo dai vini, tutto quel patrimonio di sapori che sono quasi sconosciuti e che meritano senz’altro di essere salvaguardati e propagandati.</em></p>
<p><em>Oggi l’agricoltura è cambiata, ma qui esiste ancora un buon legame fra uomo e terra. Lo sviluppo economico ha avuto esiti eccezionali, ma nello stesso tempo ha saputo conciliarsi con le altre forme di attività economica. Lo spirito imprenditoriale, a lungo sperimento nell’istituto della mezzadria, ha consentito di trasferire grandi risorse anche in attività propriamente agricole. Così le colture dei vigneti a perdita d’occhio nelle valli e sulle colline. Il piccolo mondo colonico si è evoluto, ma accanto alle antiche architetture mezzadri di mattoni rosati, è rimasta la genuinità dei prodotti, la tipicità dei sapori. Parlando di vini a denominazione di origine controllata, nelle Marche che ne sono ben undici dal Verdicchio di Matelica dei Castelli di Jesi, al Bianchello del Metauro, dell’Esino, dei Colli Maceratesi e Pesaresi, al Falerio dei Colli ascolani, al Rosso Piceno, Rosso Conero e dulcis in fundo la  Vernacia di Serrapetrona e la Lacrima di Morro d’Alba. Alcuni vini hanno raggiunto livelli e notorietà indiscussi.</em></p>
<p><em>Ai più noti Verdicchio, Rosso Conero, Rosso Piceno Superiore, si affiancano alcuni vini sempre di ottima qualità. Con la tecnica che venne proposta la prima volta dagli antichi etruschi, il vitigno verdicchio ha iniziato ad essere diffusamente coltivato nelle Marche ed oggi ci regala un vino, nelle tre denominazioni DOC, Castelli di Jesi Classico, Castelli di Jesi Matelica, che costituisce l’ 80% della produzione DOC regionale.</em></p>
<p><strong>Civitanova.</strong></p>
<p>Posta tra le dolci colline e l’azzurro mare, gode di un ambiente agricolo ubertoso, da sempre minuziosamente coltivato dove le vite si “maritava” al gelso, dove oggi il lavoro dell’agricoltore non entra in conflitto con le esigenze dell’ambiente. Non si è perso il gusto di sapori tradizionali e genuini che possiamo ritrovare lungo questo itinerario che parte da Civitanova seguendo la scia dei vini marchigiani DOC.</p>
<p><strong>Matelica.</strong></p>
<p>Antica Città, già Municipio in età romana, in posizione dominante nel sec. XIV, poi possesso della famiglia degli Ottoni. Da Visitare la Loggia degli Ottoni del 1511, il Palazzo degli Ottoni, il Palazzo Pretorio del 1270, la chiesa del Suffragio, la Cattedrale intitolata a S.Maria Assunta con il campanile del 1474. Tutte le chiese di Matelica sono ricche di dipinti, in particolare la chiesa di S. Francesco che conservatele di Palmezzano, Boscoli, De Magistris e Lilli. Una peculiarità di questa Città è il museo Piersanti nell’omonimo palazzo, dove sono conservati sia oggetti inconsueti che di uso domestico.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Jesi.</strong></p>
<p>Detta anche “la Milano delle Marche”, per sottolineare la sua dinamicità, è ricchissima di storia e nota per la nascita di Federico II (1194). Oltre al Teatro Pergolesi, eretto nel 1791-96 ed intitolato l’illustre musicista nativo della città, vanta la chiesa di S.Maria delle Gazie del sec. XV, S.Nicolò di linee romaniche e lo splendido Palazzo Pianetti- Tesei, in stile rococò, che contiene la Pinacoteca Civica e le opere fondamentali di Lorenzo Lotto. Degni di nota il Palazzo Ricci del XVI sec. e il Palazzo della Signoria, di forme rinascimentali, dovuto a Francesco di Giorgio Martini (1486- 1498 ). Da visitare il ricco Museo Civico e il Duomo del XIII dedicato al patrono della Città, S.Settimio.</p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO SEI AL CENTRO DELLA TERRA</strong></li>
</ul>
<p><strong>GROTTE DI FRASASSI GENGA / GENGA / IL PARCO NATURALE DELLA GOLA ROSSA E DI FRASASSI</strong></p>
<p><strong>Grotte di Frasassi a Genga.</strong></p>
<p>E’ questa un complesso speleologico di grande importanza scoperto nel 1971 ed aperto al pubblico nel 1974, costituisce un grandioso complesso che risale a 1.400.000 anni fa. Le grotte di Frasassi sono una delle mete turistiche di maggior richiamo nelle Marche. Il complesso ipogeo, infatti,  rappresenta, con i suoi 30 Km d’estensione disposti su 8 livelli differenti geologici, uno dei percorsi sotterranei più grandiosi ed affascinati al mondo. Il complesso si trova nel comune di Genga nel cuore del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi. In uno scenario di stalattiti e stalagmiti intarsiate, laghetti d’acqua cristallina, suggestive lance di alabastro si può optare per l’itinerario turistico, facilmente accessibile, che si percorre in circa un’ora, o provare l’emozione del giro speleologico, per il quale è necessaria la prenotazione.  Di particolare bellezza le sale delle “Candeline”, “Abisso d’Ancona”di 240 metri di altezza, la sala del “Vento” e la Sala” così detta perché lunga 200 metri.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Genga.</strong></p>
<p>Nell’alta valle dell’Esino, tra mura medioevale Genga ha dato i natali ad Annibale della Genga, divenuto Papa Leone XII nel 1832.. Da ammirare l’abbazia di S. Vittore alla Chiuse de sec. XI, una delle espressioni più compiute del romanico marchigiano, e di fronte il Ponte Romano sul fiume Sentino, difeso da una torre gotica tronca. Una breve passeggiata lungo il sentiero ricavato sulla roccia conduce ad un grotte dove l’uno accanto all’altro si possono visitare il santuario della Madonna di Frasassi, opera dell’architetto Valadier, e la cappella di Santa Maria Infrasaxa. Dalla posizione rialzata della grotta si ammira uno splendido panorama sulla stretta valle sottostante.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi</strong>.</p>
<p>È la più grande area protetta  regionale delle Marche, con un patrimonio ambientale ricco di attrattive geologiche, botaniche e faunistiche, nonché di numerose testimonianze archeologiche, artistiche e architettoniche. Il paesaggio aspro e selvaggio, le pareti rocciose rendono l’habitat ideale per i rapaci, tra cui l’aquila reale, il gheppio, il falco pellegrino, il lanario e il lodolaio. I boschi idi faggio  e il folto sottobosco sono il regno di volpi, cinghiali, tassi, scoiattoli, istrici ed anche lupi. Le limpide acque del Sentino ospitano trote, bardi, anguille, cavedani e rari gamberi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO SETTE ALL’OMBRA DEI MONTI AZZURRI</strong></li>
</ul>
<p><strong>CINGOLI / TREIA</strong></p>
<p><strong>Cingoli.</strong></p>
<p>La Città di Cingoli è giustamente soprannominata il “Balcone delle Marche” per la sua singolare posizione geografia. Fondata nel il secondo a. c. fu distrutta dai Goti e Longobardi e diventò libero Comune nel IX sec. La città ha dato i natali a papa Pio VII della famiglia Castiglioni. Da vedere la Cattedrale seicentesca, il Palazzo Municipale del XII secolo, restaurato durante il Rinascimenti, il Museo Civico, la chiesa di S. Benedetto dove è conservata una tela di Annibale Carracci e ancora  le chiese di S. Esuperanzio e di S. Sperandio, la Pinacoteca, il Museo Archeologico e la zona archeologica.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Treia.</strong></p>
<p>L’antica Montecchio vanta venticinque secoli di storia. Adagiata sul crinale di un colle da dove si scopre un panorama che non conosce ostacoli e spazia dal monte Conero al Gran Sasso d’Italia, dai Sibillini al mare. Stupendi palazzi rinascimentali e neo classici scorci pittoreschi e splendide chiese  abbelliscono la Città. Treia non è solo sinonimo di arte e cultura, è famosa anche per il gioco del “Pallone a bracciale”, ricordato dal poeta Giacomo Leopardi, e ogni anno,  la prima settimana di agosto si celebra la “Disfida del Bracciale”. La visita all’Accademia Georgia è  d’obbligo e merita una sosta Helvia Recina a Villa Potenza, testimonianza dell’antica città romana.</p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO OTTO LUNGO LA VALLE DEI FIASTRONE</strong></li>
</ul>
<p><strong>BOLOGNOLA / ACQUACANINA / FIASTRA</strong></p>
<p><strong>Bolognola.</strong></p>
<p>Bolognola è il più piccolo e il più elevato Comune delle Regione Marche. Testimonianze storiche sono offerte dai ruderi del castello dei Varano sec. XIV-XV, della chiesa parrocchiale che conserva una tavola del Vergari di Amandola del sec. XVI, dalla chiesa di S. Maria delle Grazie che conserva un’immagine della Madonna Attribuita a Girolamo di Giovanni del 1400. II territorio, di grande interesse paesaggistico, offre diverse escursioni estive sui Sibillini.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Acquacanina.</strong></p>
<p>Nel passato il Comune di Acquacanina vantava una fiorente economia legata alle attività silvo-pastorali. Oggi  la località ha acquisito una valenza turistica sia per le bellezze ambientali sia per le iniziative di valorizzazione dell’aria dei Piani di Ragnolo. Non mancano testimonianze storiche ed artistiche che meritano di essere citate come la chiesa di S. Maria di Rio Sacro fondata dai benedettini nel 1000, la chiesa di S. Maria del Vallone,la chiesa di S. Michele e i ruderi del fortino dei da Varano di Camerino.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Fiastra.</strong></p>
<p>Situata nella vallata del Fiastrone affluente del Chienti, è caratterizzata dall’omonimo lago. Le origini sono remote i reperti archeologici testimoniano insediamenti umani sin dall’età neolitica. Fiastra rimane nei secoli un punto importante per la cultura e snodo di rilevo per le comunicazioni con Roma. Da vedere le mura del castello Magalotti, la chiesa di S. Paolo Apostolo del XI sec., santuario del Beato Ugolino, l’antichissima chiesa di S. Marco con portale rinascimentale e la chiesa romanica di S. Lorenzo al lago, poi la chiesa di S. Martino in Tedico che risale al 1200, il località Poggio l’omonima chiesa e la Grotta dei frati sulla sponda sinistra del fiume Fiastrone che servì da rifugio ai frati Clareni che vi costruirono un’edicola per il culto. Qui interessanti località si offrono alla visita, dalla diga, al lago, alle montagne, alle cime dei monti Sibillini.</p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO NOVE ALLE SORGENTI DEL NERA</strong></li>
</ul>
<p><strong>USSITA / VISSO / CASTEL S. ANGELO SU NERA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ussita.</strong></p>
<p>Ai piedi del Monte Bove, completamente immersa nel verde sorge Ussita. Oltre alla salubrità dell’ambiente la Città vanta preziose testimonianze storico-artistiche come la Pieve del secondo XIV, la chiesa di S. Andrea con affreschi attribuiti a Paolo da Visso, risalenti al 1400 e la chiesa di S. Stefano.</p>
<p><strong>Visso</strong>.</p>
<p>Per la sua posizione geografia, così com’è situato lungo le vie di comunicazione con Roma, ha avuto in passato un’importanza fondamentale. Oggi è un centro di grande interesse storico-artistico, ambientale paesaggistico. Bellissima la piazza principale, e la porta S. Maria e i palazzi del 400 e 500. Nella ex chiesa di S. Agostino c’è la sede del Museo-Pinacoteca e a fianco la Collegiata di S. Maria del sec. XII. Da vedere il Palazzo dei Governatori, del sec. XIII il Palazzo dei Priori, ora sede Municipale, del 1482, la torre e le mura della Rocca. Da Visso sono possibili molte passeggiate ed escursioni tra le quali quella al Santuario di Macereto.</p>
<p><strong>Castel S. Angelo su Nera.</strong></p>
<p>E’ situato in una zona ricca di verde, in bellissima posizione paesaggista e conserva ancora le strutture urbanistiche originali. Molte le testimonianze architettoniche ed artistiche come la parrocchia di S. Stefano, la chiesa del Convento di S. Liberatore del sec. XIV , la chiesa romanica di S. Martino, i ruderi del castello e della fortezza. Le escursioni che si possono fare sono moltissime e vanno dalle sorgenti nella Nera , al Monte delle Rose, ai Piani di Castelluccio.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>ITINERARIO DIECI NATURA E STORIA</strong></li>
</ul>
<p><strong>ARQUATA DEL TRONTO / ASCOLI PICENO</strong></p>
<p><strong>Arquata del Tronto.</strong></p>
<p>A Valle Camantina nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini si può godere di un panorama eccezionale e si può respirare a pieni polmoni aria pulita e gustare le cento specialità gastronomiche tipiche di questa zona tra le quali vanno segnalati i piatti a base di trote. Tra faggi , aceri e tassi secolari il percorso che consigliamo, arriva fino alla Rocca Medioevale di Arquata. La visita naturalistica avrà termine alla Casa del Parco dove verrà distribuito materiale illustrativo e proiettato un filmato documentario del Parco Nazionale.</p>
<p><strong>Ascoli Piceno.</strong></p>
<p>E’ città di indiscutibile bellezza. Suggestivi scorci, palazzi, ricchi musei e la celebre piazza del Popolo, elegante salotto cittadino, meritano certamente una visita accurata. Il cuore dell’abitato è rimasto intatto e segue l’impianto tipico romanici e medioevali. Ascoli Piceno è ricca di torri possenti , ne contava duecento, di eleganti palazzi rinascimentali e di chiese. Segnaliamo il Duomo medioevale dedicato a S. Emidio, martire cristiano e patrono della Città, che custodisce un grande polittico di Carlo Crivelli, il Battistero ottagonale del XII secolo, il Palazzo Comunale, con la bella facciata barocca, dove è ordinata la Pinacoteca Civica con opere del Crivelli, e Alemanno, di Cola dell’Amatrice e Simone De Magistris, poi il Palazzo vescovile che ospita il ricco Museo diocesano. Oltre il Museo Archeologico statale che accoglie resti preistorici e romani, consigliamo una visita alla Galleria d’Arte contemporanea, al Museo di Storia naturale “ Antonio Orsini”, ma anche alle tante e belle chiese tra cui quella romanica dei Santi Vincenzo e Anastasio, S. Pietro Martire, S. Vittore, S. Francesco e S. Emidio alle Grotte. Piazza del Popolo, con i portici e i palazzi rinascimentali, è un ambiente raccolto e unico dove si staglia il severo Palazzo dei Capitani sede del Comune.</p>
<p>Su questa scenografia urbana ha luogo una rievocazione storica di grande suggestione: la Quintana. Questa è la tipica giostra rinascimentale legata alla festa del patrono S. Emidio, che si corre ogni anno la prima domenica di agosto.</p>
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		<title>Villa Conti</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:01:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel bellissimo parco allestito con giardino all’italiana ricco di rarità botaniche sorgono la villa Conti, completamente distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e poi ricostruita, la chiesa neo-gotica che è in scala a  quella dei Cappuccini Nuovi di Macerata e nella sua cripta custodisce le tombe dei conti Conti e della cantante lirica Francisca Solari seconda moglie di Pier Alberto Conti. <span id="more-202"></span>Del complesso fanno parte la torre quattrocentesca e la palazzina San Michele, raro esempio per il maceratese di art nouveau, perfettamente conservata, costruita nel 1910 su progetto dell’architetto Paolo Sirini.</p>
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		<title>Spazio multimediale San Francesco</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:56:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa di San Francesco di Civitanova Marche, costruita con il titolo di Santa Maria Maddalena, e divenuta in seguito chiesa di Santa Maria e San Francesco, risale al XIII secolo anche se la sua attuale configurazione è derivata dai successivi rimaneggiamenti avvenuti intorno alla metà del settecento. Il ricco apparato decorativo in stucco è attribuito  all’opera di Gioacchino Varlè (Ancona 1734-1806).<span id="more-199"></span>La torre campanaria risale  alla seconda metà del quattrocento ed è attribuita al veneziano Marino di Marco Cedrino. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, nell’ottocento la chiesa fu abbandonata ed adibita a deposito comunale. Fortemente danneggiata nel sisma umbro – marchigiano del 1997, è stata oggetto di un sapiente restauro volto a valorizzare la struttura monumentale  dell’edificio nel contesto del centro storico di Civitanova Alta. Oggi la chiesa di S.Francesco è inserita in un circuito delle attività socio-culturali, in un ampio  progetto di “Museo Diffuso” della Regione Marche.</p>
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		<title>Santa Maria Apparente</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:53:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In frazione Santa Maria Apparente si trova il “Torrione”, una torre merlata, antico mulino fortificato nel sec.XIV e il Santuario di Santa Maria Apparente del XV secolo. La tipica chiesa delle campagne  marchigiane, più volte rimaneggiata, sorge dove la tradizione vuole che il 5 giugno 1411ad un contadino sia apparsa la Vergine Maria. <span id="more-198"></span>La credenza popolare afferma che le puerpere che bevono  l’acqua santa dal pozzo inglobato nella chiesa avranno grande abbondanza di latte.</p>
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		<title>La Pinacoteca Comunale: “Marco Moretti”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:52:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Pinacoteca Comunale- Galleria d’Arte Moderna “Marco Moretti” è  sistemata in una sede che consente di apprezzarne al massimo il fascino che le opere lì conservate promanano: infatti la casa natale di Annibal Caro torna ad ospitare le Arti e le Muse (parafrasando una lapide commemorativa a lui dedicata). E’ intitolata al figlio prematuramente scomparso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Pinacoteca Comunale- Galleria d’Arte Moderna “Marco Moretti” è  sistemata in una sede che consente di apprezzarne al massimo il fascino che le opere lì conservate promanano: infatti la casa natale di Annibal Caro torna ad ospitare le Arti e le Muse (parafrasando una lapide commemorativa a lui dedicata).</p>
<p>E’ intitolata al figlio prematuramente scomparso nel 1948 del Maestro Luciano Moretti, instancabile e raffinato collezionista d’arte: dagli ani Trenta in poi la sua casa era un “cenacolo” di artisti di passaggio a Civitanova appositamente per lui, che spesso gli regalavano i loro lavori. La raccolta fu donata al Comune in piazza nel 1972 e per molti anni fu sistemata presso i locali della Delegazione Comunale in piazza della Libertà. Situata da due anni in corso Annibal Caro nella Città Alta, consente, in determinati giorni ed orari (telefono 07331019), di poter fare gratuitamente un tuffo nell’arte moderna (cosa poi non così infrequente qui nelle Marche).<span id="more-196"></span></p>
<p>Il nuovo allestimento curato dal professor Stefano Papetti ( autore anche del catalogo) dispiega le opere negli spazi disponibili, accostando anche dei pezzi che in arte moderna non sono: è il caso dei tre dipinti sistemati nel corridoio d’ingresso.  due più piccoli a sinistra rappresentano forse uno stesso personaggio in due età differenti e sono di autore anonimo probabilmente del XVII secolo. Il terzo a destra, molto più grande è di migliore fattura ed è datato agli anni 1557-1560:rappresenta Annibal Caro, riconoscibile sia dalla croce di Cavaliere di Malta sul petto sia dal cartiglio che lo caratterizza; anche di questo non se ne conosce l’autore.</p>
<p>Inoltre lungo la scalinata che porta al primo piano si trova, all’altezza del primo pianerottolo, una tela dipinta a tempera di artista umbro- marchigiano del primo quarto del XVI secolo ( forse Giulio Vergari) che rappresenta L<em>a Madonna del Soccorso</em>: la Vergine bastona il diavolo e gli strappa di mano un bambino sotto gli occhi supplici della madre. Ai due lati sono due lanterne processionali di legno intagliato, dorato e laccato del XVIII secolo. Nel superiore ci sono altre due di queste lanterne ai lati di una coppia di statue lignee dorate che rappresentano i santi Apostoli Pietro e Paolo: sono del XVII secolo e sono intagliate da un solo blocco di legno ciascuna (provengono dall’ex chiesa di San Francesco). Tornando al piano terra risalta il bozzetto tridimensionale ideato dal fiorentino Romeo Pazzini per il quarto centenario del 1907del Caro (si realizzò solo la statua, ora a Fermo, e non il basamento con rilievi).</p>
<p>Nel resto dell’esposizione si parte da una rara acquaforte di Giovanni Fattori, si passa alle incisioni ed alle opere grafiche degli artisti della Scuola del Libro di Urbino e si scorrono le produzioni di artisti del calibro di Bartolini, Brindisi, Carrà Clerici, De Chirico, Dottori, Fazzini, greco, Giulino Guttuso, Ligabue, Maccari, Manzu, Morandi, Peschi, Pirandello, Pizzinato, Sassu, Sironi, etc. Al civitanovese Arnoldo Ciarrocchi (vivente),unitamente alla sua prima moglie Raffaella Magliola, alla figlia Dafne ed al marchigiano d’adozione Domenico Cantatore, è interamente dedicata la sala del primo piano.</p>
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		<title>Il museo delle arti e tradizioni popolari</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:47:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari si trova a Civitanova Marche Alta in via Centofiorini subito sotto al giardino pubblico del Pincio e vicino alla nuova Scuola Materna. E’ stato inaugurato il 13 agosto del 1992, si può visitare su prenotazione (telefonare allo 0733.890258). E’ un museo privato fondato da Pietro Pepa (“Pierino”),  dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari si trova a Civitanova Marche Alta in via Centofiorini subito sotto al giardino pubblico del Pincio e vicino alla nuova Scuola Materna. E’ stato inaugurato il 13 agosto del 1992, si può visitare su prenotazione (telefonare allo 0733.890258<em>).</em></p>
<p>E’ un museo privato fondato da Pietro Pepa (“Pierino”),  dopo una ventina d’anni passati a raccogliere con acquisti e donazione gli oggetti che avevano caratterizzato la vita quotidiana fino a pochi anni prima e che ora tutti si affrettavano a distruggere, era riuscito ad aprire il Museo. Pierino, proveniente da una famiglia che dal 1840 produceva i <em>birocci </em>(carri agricoli) era abituato a restaurare da sé gli oggetti gli oggetti che riusciva in vari modi a reperire per il Museo.<span id="more-192"></span></p>
<p>Attualmente occupa due piani e si articola in sedici Sezioni, che si arricchiscono di materiale praticamente in continuazione. E’ la meta preferita dalle scolaresche della zona che lo visitano come se fosse un museo “archeologico” tanta è la distanza mentale che separa i giovani visitatori degli utensili lì conservati! L’Associazione Culturale denominata “Amici del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Civitanova Marche”  si occupa della tutela e della valorizzazione dello stesso: infatti negli ultimi tempi grazie ad iniziative simili la cultura della civiltà contadina si è fatta conoscere anche da chi non è del settore.</p>
<p>Al piano terra si può trovare ricostruita didatticamente la bottega del fabbro e del falegname e birocciaio, la Sezione Enologica, la cucina e la camera da letto della casa contadina delle nostre parti. Inoltre sono esposti mezzi di trasporto, aratri, giocattoli e cimeli vari. Nel seminterrato il deschetto del ciabattino (e Civitanova che è una zona di produzione di scarpe meriterebbe qualcosa di più), un’antica barella per le confraternite, un telaio, la scuola, la Sezione Norcina, la Sezione di Archeologia Industriale “Cecchetti- SGI Giuseppe Manni” ed il frantoio.</p>
<p>I pezzi forti dell’esposizione sono un <em>biroccio </em>del 1924, il pregevole torchio a viti gemelle, un antico tavolo da norcino, il frantoio e gli attrezzi della fonderia della fabbrica “Cecchetti”. All’ingresso una piccola raccolta di quadri di artisti locali (Cartechini, Ciarrocchi, Baiocco, Marinozzi ed altri) ci ricorda, assieme alle fotografie, come era la vita in campagna fino a pochi decenni fa. Tutti possono contribuire donando nuovi oggetti affinché la memoria non si disperda.</p>
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		<title>Il teatro storico “Annibal Caro”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:41:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;opera fu realizzata sui disegni degl&#8217;ingegneri Guglielmo Prosperi prima e Francesco Burghignoli poi e terminata il 5 giugno 1872, anno della sua inaugurazione. Riaperto nel 1997, dopo un lungo restauro conservativo, ospita la stagione teatrale civitanovese. Appartiene alla tipologia dei teatri detti &#8220;all&#8217;italiana&#8221;, ben proporzionato, con la sala in comunicazione con il palcoscenico attraverso il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;opera fu realizzata sui disegni degl&#8217;ingegneri Guglielmo Prosperi prima e Francesco Burghignoli poi e terminata il 5 giugno 1872, anno della sua inaugurazione. Riaperto nel 1997, dopo un lungo restauro conservativo, ospita la stagione teatrale civitanovese. Appartiene alla tipologia dei teatri detti &#8220;all&#8217;italiana&#8221;, ben proporzionato, con la sala in comunicazione con il palcoscenico attraverso il boccascena. Un foyer rettangolare, munito di otto colonne toscane e con volta a botte e soffitto a cassettoni, fa da tramite fra il corridoio d&#8217;ingresso e la platea.<span id="more-190"></span></p>
<p>La sala (di metri 12,20 per 9,60 ed un&#8217;altezza di 9,50) è a forma di ferro di cavallo: la più idonea per consentire la miglior visuale a tutti, con una platea capace di centonove posti a sedere su dieci file. Vi sono tre ordini, di cui il più alto è il loggione, con quarantuno palchi per una capacità complessiva massima dell&#8217;intero impianto di circa duecentocinquanta posti. Il palcoscenico è spazioso, maestoso è il sottopalco dove si conservano ancora tracce dell&#8217;armamentario di scena, i carretti che spostavano le quinte soprastanti ed una curiosa macchina da scena (datata sempre 1872) per imitare il rumore del tuono, consistente in un rullo di legno e lamiera con dentro dei sassi che, ruotando grazie ad una manovella, rimbombavano molto efficacemente. II sipario è l&#8217;originale, opera del pittore fermano Giovanni Nunzi e rappresenta L&#8217;Apoteosi di Annibal Caro, con il Caro stesso chiamato sul monte Parnaso da Publio Virgilio Marone e Dante Alighieri, tra Muse o Grazie, la personificazione del fiume Chienti ed altri personaggi della mitologia (Dafni e Cloe). Notevoli sono anche gli altri apparati decorativi del tempo: stucchi e pitture a grottesche, quelle di genere in stile impero ad imitazione degli antichi ed il prezioso lampadario al centro del soffitto. Da poco sono stati aggiunti quadri di artisti locali contemporanei oltre al mobilio ed agli specchi. Pregevolissimo il portale lapideo dell&#8217;ingresso del 1480 proveniente dal vicino Palazzo del nobile Nicolà² Santucci: fra le decorazioni in rilievo spiccano Davide con la testa di Golia ed il Paladino Orlando che suona il suo olifante, oltre a ritratti di antichi imperatori romani e personaggi del Quattrocento. L&#8217;architrave reca un cartiglio con la scritta &#8220;LAVS DEO&#8221;, un monogramma con &#8220;S&#8221;; &#8220;N&#8221; e probabile &#8220;O&#8221; intrecciate attorno ad una croce doppia e due stemmi.</p>
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		<title>Il porto di Civitanova</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:39:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Civitanova Marche è una città profondamente legata al mare, sul quale si affaccia. Sin dall&#8217;epoca romana la popolazione aveva creato delle strutture portuali, all&#8217;inizio probabilmente fluviali, (data la caratteristica costa bassa e sabbiosa) ma solo nel sec.XVII si crea un insediamento stabile di pescatori. L&#8217;attività marinara, inizialmente legata alla sussistenza per le famiglie degli stessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Civitanova Marche è una città profondamente legata al mare, sul quale si affaccia. Sin dall&#8217;epoca romana la popolazione aveva creato delle strutture portuali, all&#8217;inizio probabilmente fluviali, (data la caratteristica costa bassa e sabbiosa) ma solo nel sec.XVII si crea un insediamento stabile di pescatori.<span id="more-188"></span><strong></strong></p>
<p>L&#8217;attività marinara, inizialmente legata alla sussistenza per le famiglie degli stessi pescatori diviene, con il passare degli anni, fattore fondamentale dell&#8217;economia locale. La vocazione marinara si realizza completamente con la costruzione del vero e proprio porto solo dopo la Seconda Guerra mondiale. Da allora il porto ha vissuto un costante sviluppo diventando centro nevralgico di molte attività . Attualmente la città è uno dei centri italiani più attivi per il mercato del pesce sia al minuto, nei locali della Pescheria, sia del mercato all&#8217;ingrosso, nei locali del Mercato Ittico. Basti considerare che vi sono circa 100 pescherecci e 44 imbarcazioni per la pesca alle vongole.</p>
<p>Da diversi anni si è sviluppato anche un&#8217;importante porto turistico dotato di tutti i confort, compresi i servizi di manutenzione. In estate, negli 8 pontili del porto, sono ormeggiate circa 450 imbarcazioni da diporto. La passione dei civitanovesi verso il mare da vita ogni anno ad importati regate veliche organizzate dal Club Vela Portocivitanova.</p>
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		<title>Civitanova Alta</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:36:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul colle poco distante dalla costa sorge Civitanova Alta rimasta inalterata nel suo impianto medioevale. Incontriamo per prime la mura castellane del sec. XIV, con le quattro porte S. Paolo, Girone, Mercato e S. Angelo meglio conosciuta con il nome di Porta Marina con il caratteristico cipresso nato dentro la fascia merlata. Sulla piazza principale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul colle poco distante dalla costa sorge Civitanova Alta rimasta inalterata nel suo impianto medioevale. Incontriamo per prime la mura castellane del sec. XIV, con le quattro porte S. Paolo, Girone, Mercato e S. Angelo meglio conosciuta con il nome di Porta Marina con il caratteristico cipresso nato dentro la fascia merlata. Sulla piazza principale il Palazzo della Delegazione,  del 1867 su progetto dell’ing. Guglielmo Prosperi di Macerata. Al suo interno opere del pittore  Ulisse Ribustini (XIX-XX sec.) e una lapide romana del III sec. d.C. relativa al Cluentensis Vicus.<span id="more-185"></span> Il palazzo è sede dell’Archivio Storico Comunale, della Pinacoteca d’Arte Moderna “Marco Moretti” e si può visitare una sala dove viene conservata una raccolta di armi antiche, presso la casa A. Caro. Accanto la chiesa di S. Paolo Apostolo del XVII sec., che sorge sull’antica Collegiata. All’interno un fonte battesimale del 1423, una Natività di Maria del pittore Andrea Briotti (1561) e una Crocifissione di Durante Nobili da Caldarola ( 1508- 1578). Poco distante la Chiesa di S. Agostino del XIV se. e sulla stessa via il Teatro Annibal Caro, che conserva il portale del 1480 appartenuto al palazzo Santucci, edificato nel 1872 su progetto dell’ing. Guglielmo Prosperi ed inaugurato dal famoso ballerino civitanovese Enrico Cecchetti, maestro di danza nel mondo. Sempre sulla piazza principale il Palazzo Ducale Cesarini Sforza  del sec. XVI, che al suo interno ha gli affreschi di Pellegrino Tibaldi. Poi la chiesa più antica, quella di S. Francesco  che risale al sec. XIV con un pregevole portale romanico e la torre campanaria attribuita all’artista veneto Marito Cedrini. Ancora da notare i palazzi gentilizi con ricchi portali: Palazzo Sabatucci, Palazzo Ricci, Palazzo Centofiorini e la casa del poeta Annibal Caro e quella del ballerino Enrico Cecchetti. Da vedere la storica stazione del tram (1912), in stile liberty, con decorazioni in ceramica policroma. Da visitare sia il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, che il Museo Storico del Trotto, unico nel suo genere, sia in Italia che il Europa.</p>
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		<title>Auditorium Sant&#8217;Agostino</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:26:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel corso del diciottesimo secolo, la chiesa gotica di Sant’Agostino, oggi Auditorium  Sant&#8217;Agostino,  fu oggetto di un radicale intervento di rinnovamento per adeguarne gli interni di dettami dello stile rococò, come del resto accadeva per la vicina chiesa di San Francesco; l’edificio venne notevolmente rialzato, una cupola venne realizzata al centro del transetto, nuove cappelle dotate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del diciottesimo secolo, la chiesa gotica di Sant’Agostino, oggi Auditorium  Sant&#8217;Agostino,  fu oggetto di un radicale intervento di rinnovamento per adeguarne gli interni di dettami dello stile rococò, come del resto accadeva per la vicina chiesa di San Francesco; l’edificio venne notevolmente rialzato, una cupola venne realizzata al centro del transetto, nuove cappelle dotate di altari vennero aperte lungo la navata. Una volta completati gli interventi architettonici, secondo la moda del tempo si ricorse ad un’esuberante decorazione in stucco che, valorizzando la monumentalità dell’ambiente, ne rendesse più leggiadro l’aspetto con un repertorio ornamentale di matrice tardo-barocca. Rilievi con temi agostiniani collocati all’interno della cupole e sei statue monumentali con le effigi dei santi dell’Ordine completavano l’insieme, mettendo in luce le qualità plastiche di un abile decoratore destinato per il momento a rimanere anonimo per la mancanza di documenti che ce ne trasmettono il nome.<span id="more-180"></span></p>
<p>Nel vivace panorama delle decorazioni in stucco eseguite nel Settecento in varie chiese del maceratese, si segnala la presenza dello scultore anconetano Gioacchino Varlè, bene si addice il tono elegante degli stucchi civitanovesi. Le stazioni della Via Crucis si sposano felicemente con la decorazione plastica delle pareti, le tele civitanovesi possono essere riferite all’attività del pittore anconetano Nicola Bertuzzi, artista fra i più aggiornati e sensibili del suo tempo. Da notare le tele degli altari laterali sopratutto quelle del pittore marchigiano Pietro Tedeschi e il magnifico organo Callido restaurato e perfettamente funzionante. Nell&#8217;Auditorium di Sant&#8217;Agostino, oltre ai concerti d&#8217;organo antico, si tengono importanti manifestazioni  e apprezzatissime rassegne d&#8217;arte moderna e contemporanea che hanno riscosso successo di pubblico e l&#8217;apprezzamento della critica specialistica sia regionale che nazionale.</p>
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		<title>I quartieri</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CIVITANOVA ALTA Civitanova alta è racchiusa da una cinta muraria risalente al secolo XIV, da cui si aprono le quattro porte cittadine (S.Paolo, Girone, Mercato e S. Angelo). All’interno si apre la piazza principale chiamata Piazza della Libertà dove si trova il palazzo della Delegazione (1867) che contiene al suo interno opere del pittore Ulisse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span id="more-177"></span>CIVITANOVA ALTA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Civitanova alta è racchiusa da una cinta muraria risalente al secolo XIV, da cui si aprono le quattro porte cittadine (S.Paolo, Girone, Mercato e S. Angelo). All’interno si apre la piazza principale chiamata Piazza della Libertà dove si trova il palazzo della Delegazione (1867) che contiene al suo interno opere del pittore Ulisse Ribustini (XIX-XX sec.). Vicino sorge la chiesa di S.Paolo  Apostolo del XVII sec. Poco distante si può vedere la chiesa di S. Agostino del XIV sec. e nella stessa via il Teatro Annibal Caro che conserva il portale del 1480.</p>
<p>Ritornando alla piazza principale troviamo il Palazzo Ducale Cesarini Sforza del sec. XVI, affrescato al suo interno dal pittore Pellegrino Ribaldi.</p>
<p>La chiesa più antica del borgo di Civitanova Alta è quella di San Francesco che risale al sec. XIV .</p>
<p>Si trovano anche numerosi palazzi gentilizi con ricchi portali: Palazzo Sabatucci, Palazzo Ricci, Palazzo Centofiorini e la casa del poeta Annibal Caro, sede della pinacoteca comunale “M. Moretti”.</p>
<p>Possiamo ancora trovare a Civitanova Alta la storica stazione del tram (1900), in stile liberty ( movimento artistico che tra fine Ottocento ed inizi Novecento, interessò soprattutto l’architettura e le arti applicate).</p>
<p>Da visitare il museo<strong> </strong>delle Arti e Tradizioni Popolari e il Museo Storico del Trotto, unico nel suo genere sia in Italia che in Europa.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>CIVITANOVA PORTO</strong></p>
<p><strong>Santa Maria Apparente</strong></p>
<p>È un dei sette quartieri di Civitanova Marche e conta una popolazione di circa 4000 abitanti, situato nel confine occidentale della città è adiacente al comune di Montecosaro. Agli inizi del XV secolo, il piccolo centro, inizialmente abitato da contadini e pastori si sviluppa dopo l’apparizione miracolosa della Madonna a un pastorello il 5 di Giugno del 1411 e la leggenda narra che l&#8217;acqua del pozzo adiacente al Santuario (edificato dopo l&#8217;apparizione),abbia effetti miracolosi per garantire il latte alle partorienti. Ogni anno, il 5 giugno,a memoria di quest’evento si celebra la festa patronale nella piccola chiesa del rione.</p>
<p>A Santa Maria Apparente si trova anche il “Torrione”, una torre quadrangolare fortificata con merlature ghibelline ( a coda di rondine) che proteggeva un mulino presso il Fiume Chienti del secolo XIV.</p>
<p>Nel periodo compreso fra la fine degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;80 si sviluppa un&#8217;ampia zona industriale che ospita alcune importanti aziende, specialmente del calzaturiero e dei trasporti. Da quel momento in poi, il piccolo centro iniziale conosce un rapido sviluppo, a tutt&#8217;oggi in continua ascesa.</p>
<p><strong>San Marone</strong></p>
<p>Il quartieri prende il nome della chiesa di San Marone, di fondazione paleocristiana ma ampiamente restaurata alla fine del XIX secolo e situata nell’omonima piazza. Sotto l’altare maggiore si conserva il corpo dell’Apostolo e protomartire del Piceno San Marone  (I secolo d.C.), patrono di Civitanova. La festa si celebra il 18 Agosto con una Processione ed uno Spettacolo Pirotecnico a Civitanova Alta. All’interno del tempio sono conservati dei reperti  archeologici romani e paleocristiani.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Centro</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nel quartiere Centro si trova la bellissima Piazza XX Settembre. Dalla piazza è visibile palazzo Sforza, residenza attuale della amministrazione comunale, restaurato nel 1999. Il palazzo è stato costruito dal Duca Sforza Cesarini nel 1862 e sorge sulle fondazioni dell’antica fortezza medioevale sorta a custodia dello scalo marittimo. Al piano terra ospita lo storico locale “ Vecchio Caffè Maretto”.</p>
<p>Ancora nella Piazza XX Settembre troviamo la Chiesa dei Santi Pietro e Marone costruita alla metà del XIX secolo, grazie agli ultimi restauri presenta sulla facciata le statue dei due Santi titolari.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Fontespina</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nella parte nord di Civitanova troviamo il quartiere Fontespina dove in Via Cristoforo Colombo sorge la Chiesa di San Carlo Borromeo,costruita nel 1911.Ogni anno e precisamente il 24 Giugno dalle ore 00.4 di mattina e fino al sorgere del sole, viene celebrata sulla riva del mare la Santa Messa in onore di San Giovanni Battista .Moltissima gente partecipa alla cerimonia  sulla spiaggia richiamando un’antica tradizione che nei secoli passati,  era  definita dai precristiani come una notte magica legata a varie legende pagane.</p>
<p>Nella stessa via si trova la casa Liberty, deliziosa costruzione dalla facciata bicroma ( rossa e bianca) di cemento e mattoni che presenta vistose e ben conservate decorazioni floreale. Sulla sommità la balconata delimita un’ampia terrazza. In origine era una bottega artigiana ma fu radicalmente trasformata e nel primo Dopoguerra era un locale di ristoro chiamato “La Sirenetta”. Ora di proprietà della famiglia Colucci-Ripari.</p>
<p><strong>Risorgimento</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Questo quartiere sta situato nella parte più oeste della città<strong> </strong>e li si può trovare la chiesa di San Giuseppe che viene festeggiato il 19 Marzo.</p>
<p><strong>Maranello </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Li si trova la Chiesa di San Gabriele che viene festeggiato il 5 Agosto.</p>
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		<title>Festa di San Giovanni – 24 Giugno</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:12:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Tradizioni locali]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ ormai una tradizione consolidata  il ritrovarsi la mattina presto del 24 giugno in spiaggia per celebrare la messa e bagnarsi i piedi . Una tradizione di antica origine che ricorda riti pagani  antichissimi e riscopre l’antico legame tra la popolazione della costa e il mare. Nato probabilmente come rito propiziatorio della pesca e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ ormai una tradizione consolidata  il ritrovarsi la mattina presto del 24 giugno in spiaggia per celebrare la messa e bagnarsi i piedi . Una tradizione di antica origine che ricorda riti pagani  antichissimi e riscopre l’antico legame tra la popolazione della costa e il mare. Nato probabilmente come rito propiziatorio della pesca e per ringraziare il mare – divinità, si è trasformato con l’andare del tempo in una festa cristiana, con la celebrazione della s. messa in spiaggia ai primi chiarori dell’alba.<span id="more-176"></span> La tradizione è molto sentita dai pescatori locali e da tutta la popolazione che alle ore 4.30 del 24 giugno si ritrova sulla spiaggia nord di Civitanova ( tra gli stabilimenti Ippocampo e Lido della Polizia). Al termine della funzione i fedeli bagnano i piedi nell’acqua mentre il sacerdote benedice le spighe di grano, portante in segno di ringraziamento.</p>
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		<title>San Marone: processione a mare &#8211; 16 Agosto</title>
		<link>http://www.civitanovamarche.info/san-marone-processione-a-mare-16-agosto/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:10:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La processione a mare in onore di San Marone, che si svolge il 16 agosto, si può considerare una della tradizioni popolari più sentite ed anche affascinanti della città. I nostri pescatori hanno sempre avuto una profonda venerazione per San Marone, patrono di Civitanova. In passato era un evento che richiamava un gran numero di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La processione a mare in onore di San Marone, che si svolge il 16 agosto, si può considerare una della tradizioni popolari più sentite ed anche affascinanti della città. I nostri pescatori hanno sempre avuto una profonda venerazione per San Marone, patrono di Civitanova.<br />
In passato era un evento che richiamava un gran numero di persone, un evento dove l’aspetto religioso e quello  spettacolare, in piena estate, si intrecciavano  senza prevalere l’uno sull’altro.  La zona del porto e le vie circostanti si riempivano per la processione; i motopescherecci venivano addobbati di fiori e nastri e sfilavano dal porto verso il mare ove veniva deposta una corona. Dopo il rito religioso, i civitanovesi si recavano in piazza per assistere allo spettacolo dei fuochi pirotecnici.<span id="more-172"></span><br />
La tradizione si è poi perpetuata solo nella città alta, per difficoltà di ordine tecnico e di sicurezza che rendevano difficile la processione a mare.<br />
Da alcuni anni la tradizione è stata però riscoperta dietro spinta proprio dei pescatori civitanovesi anche a Civitanova Porto. Dopo la celebrazione della santa messa, l’urna con le reliquie di San Marone è portata in precessione per alcune vie cittadine sino ad arrivare al porto, dove viene effettuato l’imbarco su pescherecci, addobbati di fiori e nastri, per dar modo ai fedeli  di gettare al largo le corone di fiori in ricordo di tutti i defunti. Festeggiamenti anche nei giorni successivi a Civitanova Alta e Porto, dove il Comune organizzerà una grande festa, oltre al tradizionale spettacolo pirotecnico.</p>
<p>San Marone, commemorato il 18 agosto, è considerato il primo evangelizzatore e il primo martire del Piceno. Tra tutti i centri delle Marche, emerge la tradizione culturale di Civitanova che gli studiosi hanno giudicato degna di particolare attenzione. L’ipotesi storica più accreditata, infatti, è che il santo, dopo essere stato confinato e martorizzato nella zona di Monsampaolo, sia stato trasferito proprio nella nostra città, che lo venera nel santuario dove sono deposte le reliquie.<br />
Lo stemma del Comune reca l’effigie del patrono.</p>
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		<title>Festa della Candelora &#8211; Confraternita del SS.Sacramento</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giorno dell Candelora &#8211; 2 febbraio &#8211; Civitanova Alta rivive una antica tradizione: la precessione della Confraternita del SS.Sacramento. Nell&#8217;anno 1610 la città fu colpita da una violentissima pestilenza che sterminà² la popolazione e portà² miseria e povertà in tutto il territorio .In quell&#8217;occasione la Confraternita organizzà² una solenne processione per chiedere, attraverso l&#8217;intercezzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno dell Candelora &#8211; 2 febbraio &#8211; Civitanova Alta rivive una antica tradizione: la precessione della Confraternita del SS.Sacramento.</p>
<p>Nell&#8217;anno 1610 la città fu colpita da una violentissima pestilenza che sterminà² la popolazione e portà² miseria e povertà in tutto il territorio .In quell&#8217;occasione la Confraternita organizzà² una solenne processione per chiedere, attraverso l&#8217;intercezzione della Madonna della Misericordia, di risparmiare la città dal terribile male.<span id="more-170"></span></p>
<p>Le cronache dell&#8217;epoca raccontano che la città fu colpita comunque dalla pestilenza ma in maniera ben più lieve di altri centri limitrofi.</p>
<p>Ancor oggi per ricordare lo scampato pericolo la Confraternita celebra il 2 febbraio una processione lungo tutte le vie di Civitanova Alta. L&#8217;attuale Confraternita del Santissimo Sacramento di Civitanova Marche Alta (MC) è stata istituita con Bolla del Papa Gregorio XIII il 14 aprile 1575,il patrono della stessa Confraternita è San Pasquale Baylon . E&#8217; stata riconosciuta ufficialmente dallo Stato come Ente ecclesiastico già dal 1939: fra i suoi scopi il culto, l&#8217;impegno religioso ,l&#8217;assistenza ai bisognosi e le opere di servizio alla comunità .</p>
<p>Nel 1985 la Confraternita (in via Centofiorini, in località Tirassegno)ha inaugurato il &#8220;Villaggio della Solidarietà &#8220;,una serie di miniappartamenti affittati a poco prezzo a categorie sociali deboli(qualche anno fa si è fatto altrettanto con la Casa della Fanciulla di via T.Minniti,nel centro storico).</p>
<p>L&#8217;odierna Chiesa del SS.Sacramento fu fondata prima del 1500.Precendemente fu gestita dalla Confraternita della Misericordia (fino al 1728) e poi da quella del SS.Nome di Maria (fino al 1795). Nel 1904 fu costruito il campanile. La chiesa era connessa al limitrofo Ospedale Civile (chiuso alla metà degli anni Settanta del XX secolo). Nel 1996 si è restaurato il tempio e cià² ha portato a scoprire degli antichi affreschi murari. La navata unica è scandita dall&#8217;altare maggiore centrale e da sei altari laterali (tre lungo la parete di sinistra e tre lungo quella di destra). L&#8217;organo è datato 1847.</p>
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		<title>Lo Stemma di Civitanova Marche</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e monumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;effige decorativa più antica di Civitanova Marche è quella del patrono San Marone. Protomartire ed Apostolo del Piceno, la sua immagine fu collocata sugli stendardi della città e nei sigilli degli atti pubblici. Le grazie e i miracoli, verificatisi nei secoli fino ad oggi ci confermano la continuità di un culto garantita dalla presenza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;effige decorativa più antica di Civitanova Marche è quella del patrono San Marone. Protomartire ed Apostolo del Piceno, la sua immagine fu collocata sugli stendardi della città e nei sigilli degli atti pubblici. Le grazie e i miracoli, verificatisi nei secoli fino ad oggi ci confermano la continuità di un culto garantita dalla presenza del corpo stesso del santo. <span id="more-167"></span>La memoria popolare inoltre ci parla di una forte devozione da parte di questa terra di pescatori e marinai, che partecipavano a processioni e donavano ex-voto per lo scampato pericolo in mare. Il Santo è ricordato negli Statuta stessi, come colui che (nella leggenda) affrontà² e legà² un enorme drago uscito dal mare, impedendogli così di fare del male ad una giovane che si era appena convertita al cristianesimo.</p>
<div id="attachment_168" class="wp-caption aligncenter" style="width: 389px"><img class="size-full wp-image-168" title="Stemma Civitanova Marche" src="http://www.civitanovamarche.info/wp-content/uploads/2009/11/stemma_civitanova.jpg" alt="Stemma Civitanova Marche" width="379" height="481" /><p class="wp-caption-text">Stemma Civitanova Marche</p></div>
<p>Da un disegno del secondo Ottocento, a cui si è ispirata recentemente l&#8217;incisione realizzata da Pietro Capozucca, si raffigura san Marone in riva al mare con un bastone da pellegrino, in un gesto di consacrazione. Lo stemma ha un paesaggio idealizzato, con una torre e delle imbarcazioni a vela.<br />
Nel 1928 si conierà un nuovo stemma per rappresentare la Frazione di Portocivitanova costituitasi in Comune nel 1913, il quale manterrà la propria autonomia fino al 1938, fin quando i due Comuni di Civitanova Marche, denominati Civitanova Alta e Portocivitanova, si uniranno definitivamente e decideranno di mantenere l&#8217;antico stemma della Città Alta, con la figura di San Marone.</p>
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		<title>Cenni Storici</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le scoperte di insediamenti preistorici ci confermano che Civitanova e il suo comprensorio vennero abitati fin dal periodo paleolitico, anche se la città preromana (denominata probabilmente Cluana) fu fondata qualche secolo prima di Cristo. A poca distanza da Cluana, sulla collina, sorgeva il piccolo centro denominato Vicus Cluentensis (l’attuale Civitanova Marche Alta), la quale divenne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le scoperte di insediamenti preistorici ci confermano che Civitanova e il suo comprensorio vennero abitati fin dal periodo paleolitico, anche se la città preromana (denominata probabilmente <em>Cluana</em>) fu fondata qualche secolo prima di Cristo. A poca distanza da <em>Cluana</em>, sulla collina, sorgeva il piccolo centro denominato <em>Vicus Cluentensis </em>(l’attuale Civitanova Marche Alta), la quale divenne rifugio anche per gli abitanti della costa durante le invasioni barbariche perpetrate dai Goti che distrussero gli insediamenti costieri dal V secolo d. C. Sorge in libero Comune nel 1075. Ben presto la vita riprese e una parte della popolazione tornò ad abitare il territorio del mare. Con l’arrivo dei Franchi si impose l’assetto feudale e sempre più frequenti furono le sottomissioni e le aggregazioni al centro demico di altura. Il territorio civitanovese fu sottoposto a vari dominî che si avvicendarono nel tempo: la Chiesa, i Da Varano da Camerino, i Malatesta da Rimini e anche i Cesarini da Roma.<span id="more-165"></span></p>
<p>Sotto il dominio degli Sforza da Milano, nella metà del XV secolo, la Città Alta cambiò aspetto: venne realizzata una nuova cinta muraria e furono modificate le quattro torri a difesa delle quattro porte cittadine, mentre nella zona del Porto continuò la costruzione di una fortezza a protezione dei commerci. L’inizio del secolo XVI fu segnato da lotte interne, scorrerie, incursioni turche e soprattutto la peste che decimò la popolazione. Nel 1551 la città fu ceduta da papa Giulio III al nobile romano Giuliano Cesarini e l’anno dopo stessa sorte spettò a Montecosaro. Nel 1673 il territorio divenne “Nobile Ducato” di Cesarini-Sforza (per il matrimonio di Livia Cesarini con Federico III Sforza) e segnò un periodo di rinascita e rinnovamento urbano. Tra il ‘600 e il ‘700 vennero costruite nuove strade, le nuove mura e la città si abbellì ampliando la piazza principale. Anche il Porto, pur con il costante timore di invasioni turche, visse un periodo di grande sviluppo. Nel 1782 Civitanova contava 6057 abitanti di cui 5717 nella Città Alta, 65 a San Marone e 275 al Porto. Il 19 Febbraio 1797, con il Trattato di Tolentino, le terre in mano a Napoleone entrarono a far parte della Repubblica Francese. Dopo il dissolvimento della vecchia Marca, Civitanova divenne parte del Dipartimento del Musone. Furono questi gli ultimi anni del potere del Duca Francesco I Cesarini-Sforza che di fatto cessò nel 1808. La presenza di Napoleone e dei Napoleonidi portò varî cambiamenti nel territorio, non solo di ordine sociale, ma anche architettonico come alla metà del XIX secolo la bella Villa Eugenia, fatta costruire per l’Imperatrice Eugenia di Montijo de Guzman, moglie di Napoleone III. Furono anni di continui capovolgimenti, e nel 1828 Papa Leone XII concesse a Civitanova il titolo di “Città”, ma furono anche anni in cui la popolazione aumentava e il territorio si arricchiva di palazzi e chiese: intorno al 1850 venne edificata la Chiesa di San Pietro in Piazza XX Settembre, mentre è del 1862 la costruzione del Palazzo Sforza sui resti della fortezza medioevale (che divenne poi Sede Comunale nel 1920); si costruì la linea ferroviaria Ancona – san Benedetto del Tronto; nel 1867 si costruì il Palazzo dell’attuale Delegazione e nel 1872 si inaugurò il Teatro Comunale  “Annibale Caro”. L’industriosità della gente, la felice posizione riguardo le strade, i mezzi di comunicazione e il mare caratterizzarono e favorirono l’espandersi dei commerci, con una forte intensificazione della pesca e un notevole sviluppo economico: è del 1889 l’impianto della Fabbrica di Bottiglie del Marchese Ciccolini (chiamata la “Vetreria”), cui seguirono fornaci di mattoni e gesso, i Pastifici Cingoli (1900) e Leonfanti, la Fabbrica di Biciclette Jenis (1904), il Consorzio Agrario (1904), il Mulino detto “Americano” (1907) e l’Officina Meccanica di Adriano Cecchetti (1892 &#8211; 1994). Con gli anni crebbero le esigenze del Porto e proporzionalmente gli screzî tra le due comunità che sfociarono nel 1913 nella loro scissione: Civitanova (Alta) e Portocivitanova. E’ poi del 1938 la loro fusione nuovamente in un unico Comune denominato Civitanova Marche. Nel 1911 la Tramvia unisce la Città Alta ed il suo Porto. Conobbe i bombardamenti nel 1943 – 1944 e fu liberata dalle Truppe Polacche dell’Armata Alleata il 30 Giugno del 1944.</p>
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