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Il Teatro Storico Comunale
mercoledì 11 maggio 2005

Teatro Annibal Caro
Teatro Annibal Caro
L'opera fu realizzata sui disegni degl'ingegneri Guglielmo Prosperi prima e Francesco Burghignoli poi e terminata il 5 giugno 1872, anno della sua inaugurazione. Riaperto nel 1997, dopo un lungo restauro conservativo, ospita la stagione teatrale civitanovese. Appartiene alla tipologia dei teatri detti "all'italiana", ben proporzionato, con la sala in comunicazione con il palcoscenico attraverso il boccascena. Un foyer rettangolare, munito di otto colonne toscane e con volta a botte e soffitto a cassettoni, fa da tramite fra il corridoio d'ingresso e la platea.

La sala (di metri 12,20 per 9,60 ed un'altezza di 9,50) è a forma di ferro di cavallo: la più idonea per consentire la miglior visuale a tutti, con una platea capace di centonove posti a sedere su dieci file. Vi sono tre ordini, di cui il più alto è il loggione, con quarantuno palchi per una capacitù complessiva massima dell'intero impianto di circa duecentocinquanta posti. Il palcoscenico è spazioso, maestoso è il sottopalco dove si conservano ancora tracce dell'armamentario di scena, i carretti che spostavano le quinte soprastanti ed una curiosa macchina da scena (datata sempre 1872) per imitare il rumore del tuono, consistente in un rullo di legno e lamiera con dentro dei sassi che, ruotando grazie ad una manovella, rimbombavano molto efficacemente. II sipario è l'originale, opera del pittore fermano Giovanni Nunzi e rappresenta L'Apoteosi di Annibal Caro, con il Caro stesso chiamato sul monte Parnaso da Publio Virgilio Marone e Dante Alighieri, tra Muse o Grazie, la personificazione del fiume Chienti ed altri personaggi della mitologia (Dafni e Cloe). Notevoli sono anche gli altri apparati decorativi del tempo: stucchi e pitture a grottesche, quelle di genere in stile impero ad imitazione degli antichi ed il prezioso lampadario al centro del soffitto. Da poco sono stati aggiunti quadri di artisti locali contemporanei oltre al mobilio ed agli specchi. Pregevolissimo il portale lapideo dell'ingresso del 1480 proveniente dal vicino Palazzo del nobile NicolಠSantucci: fra le decorazioni in rilievo spiccano Davide con la testa di Golia ed il Paladino Orlando che suona il suo olifante, oltre a ritratti di antichi imperatori romani e personaggi del Quattrocento. L'architrave reca un cartiglio con la scritta "LAVS DEO", un monogramma con "S"; "N" e probabile "O" intrecciate attorno ad una croce doppia e due stemmi.

 
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